L’horror made in China, “The Back“, diretto da Liu Bingjian è stato presentato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma. Il film è stato accolto da timidi applausi e molta perplessità da parte della stampa.

La storia si ambienta a Pechino a metà degni anni ’90. Attraverso alcuni flashback si ricostruisce l’infanzia travagliata di Hong Tao che ha dovuto sopportare un padre artista di body art, fanatico del Presidente Mao Tse Tung. Avidi antiquari, amici d’infanzia di Hong Tao, lo inseguiranno per ucciderlo e per potergli strappare le carni tatuate.

In teoria, “The Back” dovrebbe essere una rilettura di quello che è stato il periodo maoista rispetto alla Cina moderna. Infatti, se ai tempi di Mao c’erano disciplina e orgoglio, la Cina moderna si caratterizza per il business e la ricchezza a tutti i costi, anche se questo significa mettere i piedi in testa a una persona.

Nonostante il timbro registico orientale, facilmente riconoscibile attraverso fotogrammi simbolici e un ritmo molto lento, il film manca della tensione tipica delle pellicole horror. La stessa trama, poi, risulta troppo difficile da comprendere e apprezzare.

I personaggi si muovono nelle scene alla ricerca di un proprio posto e di un proprio ruolo. Manca il mistero, la suspense, il terrore.

Secondo i canoni classici e occidentali, “The Back” non è un film horror, ma semplicemente una commedia drammatica con dei ritmi molto lenti, adatta al solo pubblico amante del cinema cinese d’essay.