Era il 1978 quando Martin Scorsese, reduce dal disastro commerciale di “New York, New York”, decideva di dedicare un documentario al suo amico di camera Steven Price, che tra l’altro aveva già fatto da comparsa nel capolavoro di Scorsese “Taxi driver”.

Il titolo del documentario è “American boy“, le riprese durano solo una notte, e la location è la casa ad Hollywood di George Memmoli. Steven Prince nel film-documentario è davvero irresistibile; le sue battute e le storie vengono fuori a raffica.

Il docu-film è da sempre ritenuto un vero e proprio oggetto di culto, gli ammiratori se lo scambiavano in copie che versavano in pessime condizioni.

Ora il film è finalmente stato presentatato a Roma nella sezione “L’Altro Cinema/Extra” curata da Mario Sesti. Alla pellicola è stata aggiunto un capitolo finale che riprende lo Steven Prince di oggi che ci dice:

Ho visto cambiare quest’industria con i miei occhi. Puoi fare tutto se lo fai con integrità.

Guardando “American boy” si avverte immediatamente la sensazione di una poetica definitivamente perduta, di uno Scorsese che mai più potrà cimentarsi in un cinema del genere, poiché troppe sono le differenze con le sue attuali produzioni.