Il fibroma uterino è un tumore benigno che colpisce il 30-40% delle donne tra i 35 e i 55 anni, equivalente a 24 milioni di donne in Europa e più di 3 milioni in Italia: un numero elevatissimo di cui molte sono assolutamente ignare della causa che impedisce loro di vivere una vita piena e libera da condizionamenti. Stanchezza, dolore, una gravidanza che non arriva, la vita intima di coppia sempre meno soddisfacente sono alcune delle complicazioni che possono essere generate dalla presenza del fibroma uterino.

Le cause sono tutt’ora oggetto di studio, ma è stato osservato che estrogeni e progesterone ne favoriscono la crescita. La genetica è il primo fattore di rischio, per questo non è possibile fare prevenzione. Non è ancora chiaro se altre variabili come la dieta o l’obesità incidano sul rischio di sviluppare dei fibromi. Per ora solo alcuni studi sostengono di aver colto una correlazione con un’alimentazione ricca di grassi e povera di fibre.

L’esame di routine per fare una diagnosi di fibromi di dimensioni standard consiste in una visita ginecologica accompagnata a un’ecografia transvaginale o addominale. Quelli più grandi, invece, possono essere individuati dal ginecologo anche con una semplice palpazione dell’utero. In alcuni casi, il ginecologo può sottoporre a esami più specifici per confermare la diagnosi, come l’isteroscopia, la risonanza magnetica e l’isterosonografia.

Sintomi

  • Il sintomo più evidente della presenza di un fibroma uterino è l’alterazione del ciclo mestruale, con flussi abbondanti o perdite tra un ciclo e l’altro (a tal proposito, esiste un’app per capire se il flusso è nella norma e monitorarlo nel tempo).
  • Se il fibroma è molto grande, si può avvertire un senso di compressione.
  • I rapporti sessuali e le mestruazioni possono essere particolarmente dolorosi.
  • Un altro sintomo è l’anemia, causata da sanguinamenti abbondanti, a sua volta associata a perdita della vitalità psicologica, fatica fisica, calo della libido.

Cure

  • Quando sono di piccole dimensioni i fibromi non danno problemi particolari e vanno curati solo in caso di sintomi. La decisione del trattamento, infatti, è legata essenzialmente alla presenza di sintomi e all’eventuale desiderio di gravidanza.
  • L’intervento risolutore è chiaramente l’isterectomia (asportazione dell’utero), extrema ratio a cui ricorrere se le condizioni cliniche sono particolarmente gravi e altre strade non siano percorribili.
  • La miomectomia consiste nell’asportazione dei fibromi: l’intervento viene condotto per via addominale tradizionale o in chirurgia mininvasiva laparoscopica.
  • C’è poi l’embolizzazione dell’arteria uterina, praticata da un radiologo interventista: l’iniezione di particelle embolizzanti nei vasi determina un’ischemia acuta del fibroma e la sua involuzione. Molto rapido e importante è l’effetto sui sanguinamenti; più lento quello sulle dimensioni dei fibromi.
  • Tra le nuove opzioni terapeutiche, c’è la somministrazione dell’Ulipristal Acetato, un farmaco che presenta già una notevole sperimentazione clinica. Agisce a livello centrale bloccando l’ovulazione, mentre a livello periferico blocca i recettori del progesterone. Si è dimostrato in grado di controllare il sanguinamento mestruale abbondante – e quindi di contrastare l’anemia – in oltre il 90% delle donne e di determinare una riduzione, sostenuta fino a 6 mesi dopo l’interruzione del trattamento, del volume dei fibromi e dell’utero, il sollievo dai sintomi dolorosi e un miglioramento significativo della qualità di vita delle pazienti, che si mantiene anche dopo la sospensione della terapia e anche con cicli ripetuti di trattamento.