Nonostante il quorum raggiunto in Sardegna, con il 98% di voti contro il nucleare, ieri la Camera ha dato fiducia al decreto legge Omnibus che racchiude la moratoria governativa sul nucleare. Con 313 voti a favore e 291 contrari, e qualche astenuto, il Governo ottiene il consenso, prima del via libera definitivo che dovrebbe avvenire oggi.

Durante il primo passaggio in Senato il Governo aveva sospeso una serie di norme relative alla costruzione di nuove centrali nucleari, fortemente volute dal Premier, in modo da rendere nullo il quesito referendario del 12 e 13 giugno e impedire agli italiani di esprimersi in merito.

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Ma lo stop sarebbe comunque momentaneo, il dl Omnibus include la possibilità di contemplare una strategia energetica nazionale che non escluderebbe il nucleare. Rimarrebbero invariate le norme relative alla creazione dell’agenzia per la sicurezza nucleare, e del parco tecnologico con relativo deposito nazionale di scorie radioattive. Una volta diventata legge sarà compito della Cassazione, e poi del Presidente della Repubblica, decidere se le norme contenute potranno invalidare o meno il referendum.

Soddisfatto il Premier Silvio Berlusconi, che sottolinea quanto questa fiducia sia il segnale di un Governo stabile, di maggioranza assoluta e in buona salute.

Aspre critiche arrivano invece dall’opposizione, la quale definisce questa manovra come un furto della libertà di espressione dei cittadini. I Verdi in particolare hanno srotolato uno striscione con la scritta “Ferma il nucleare, vota si!“. Anche fuori da Montecitorio non sono mancate le proteste: 80 associazioni del Comitato “Vota sì” per fermare il nucleare, si sono radunate in un presidio di protesta. Queste le loro parole:

“La paura della valanga di sì che pioveranno dal referendum ha fatto mettere la retromarcia e cancellare il programma atomico. Non ci accontentiamo: perché il nucleare esce dalla porta ma cercheranno di farlo rientrare quanto prima dalla finestra. Sarebbe bene che agli italiani non venga tolto il diritto costituzionalmente riconosciuto di votare per il referendum il 12 e 13 giugno dando così l’addio definitivo all’atomo.”

Conciso Antonio Di Pietro, Idv, che ha rivolto un invito al Presidente della Repubblica:

“Mi auguro che il capo dello Stato Giorgio Napolitano non firmi una legge così truffaldina”.