Passata la festa della mamma, si torna alle fatiche quotidiane del mestiere più bello, faticoso e sottovalutato del mondo. Un lavoro silenzioso e indispensabile che mal si accorda con l’occupazione, tanto che le statistiche sono sempre più spietate.

L’ultimo studio, quello dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), incluso nel volume intitolato “Occupazione e maternità: modelli territoriali e forme di compatibilita” mostra risultati ineccepibili che dicono quanto il rapporto fra maternità e lavoro dipenda dalle soluzioni che la donna riesce a trovare per ammorbidire l’impatto dei figli sulla sua vita professionale.

Galleria di immagini: nonni-nipoti

In Italia l’occupazione delle donne 25-49enni con figli con meno di 15 anni è tra le più basse in Europa, per le solite ragioni: mancanza di strutture, inadeguatezza del welfare, ancora basato, in troppe regioni del paese, sul reddito unico del capo famiglia.

Anche quando le donne lavorano, spesso la decisione di fare figli è fortemente legata alla possibilità di affidarne la cura ai nonni, cioè ad altri famigliari. È alle donne, infatti, che viene affidato il ruolo di cura, della casa, dei figli, dei genitori anziani, dei malati.

Un ruolo sociale che quando viene messo in discussione perché sopravviene un lavoro, può essere al limite delegato (di solito ad altre donne, come la nonna, o una baby sitter) ma mai realmente trasferito ad altre persone in strutture adeguate.

Il 37 per cento delle donne, secondo questa ricerca, mette in cantiere figli solo se sa di poter fare affidamento sui nonni, perché gli asili nido pubblici coprono a malapena un decimo del fabbisogno. Cifre incredibili, che confermano le conclusioni della ricerca:

“Una maggiore diffusione dei servizi per l’infanzia potrebbe incentivare le donne a fare più figli, con un conseguente aumento della fecondità in Italia, che a oggi non riesce a garantire un adeguato ricambio generazionale.”

Un vantaggio che è stato anche calcolato: le donne che vivono in luoghi dove sono presenti strutture per l’infanzia, hanno il 2,5 per cento di probabilità in più di fare figli.