Figli, soltanto “figli” senza aggettivi. Così d’ora in avanti saranno definiti nel nuovo diritto di famiglia grazie alle modifiche approvate ieri alla Camera. Quattro piccole norme che spazzano via secolari distinzioni tra “naturali” e “legittimi”. In Italia avranno tutti un identico stato giuridico.

Dal punto di vista delle madri, questo passaggio è di importanza storica. Fino a oggi, anche quando era la mamma a riconoscere prima il nascituro, il cognome poteva essere cancellato dal riconoscimento eventualmente successivo del padre. Ora invece i {#bambini} potranno avere il doppio cognome.

Ma le novità non si fermano qui. Le modifiche al Codice civile “in materia di riconoscimento e di successione ereditaria dei figli naturali”, relatrice Alessandra Mussolini, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia, toccano anche i diritti e doveri del figlio (che a 12 anni potrà già essere ascoltato in tutte le questioni e le decisioni che lo riguardano), e delegano il governo a legiferare per rendere coerente tutto l’impianto di leggi sulla {#famiglia} anche per quanto riguarda l’adozione.

C’è da pensare anche ai tribunali: quello di famiglia è ordinario, quello dei minori si occupa dei figli naturali. Caduta la distinzione, bisognerà optare per uno dei due. In attesa del passaggio al Senato (dove è previsto un voto unanime come alla Camera) i primi commenti sono tutti positivi. A partire dalla stessa Mussolini:

“La legge di riforma del diritto di famiglia del ’75 ha stabilito grandi principi innovativi nel rapporto tra i coniugi ma non aveva completamente eliminato le discriminazioni e le differenze tra i figli nati all’interno del matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio. Con il testo approvato, la legge riconosce finalmente a tutti i figli, anche quelli naturali, un solo status giuridico e i bambini nati fuori dal matrimonio potranno avere nonni, zii, fratelli, e più in generale vincoli parentali che prima gli venivano negati in assenza di legittimazione.”

Questo concetto è così naturale e sensato che la sorpresa maggiore per molti cittadini potrebbe essere che finora non era stato così. Anche perché era davvero assurdo che proprio ai figli naturali, nati fuori dal matrimonio (il 20 per cento del totale, più di centomila nel 2010) non fosse riconosciuto di avere parenti: relazioni di cui più di altri, dopotutto, hanno bisogno. Anche per evitare lo scenario peggiore, quello di essere adottati in caso di morte prematura dei genitori.

Un atto di civiltà giuridica e culturale che modifica profondamente non tanto le leggi, perché la discriminazione era più terminologica, ormai, che realmente sociale (grazie a numerose sentenze della Cassazione in questi anni), quanto piuttosto la visione di una società.