Tornare a lavoro poco dopo la nascita di un figlio e lasciare il bambino alle cure di tate, nonni o asili nido. La maggior parte delle mamme non vive serenamente questo momento, soprattutto se avviene dopo pochi mesi dal parto e se si allatta al seno.

Sugli effetti di questo distacco sono stati scritti fiumi di testi, non ultimo lo studio che mette in relazione l’obesità infantile con il tempo che la madre trascorre fuori casa per lavorare, teoria che tuttavia è stata già stravolta da una nuova ricerca inglese, che afferma invece la totale assenza di conseguenze negative per i {#bambini} lasciati in custodia dai genitori ad altre persone nei primissimi anni di vita.

Nessuno stato di ansia, niente problemi dal punto di vista alimentare o relazionale per i figli di donne lavoratrici che riprendono il loro impiego entro i primi dodici mesi di vita del bimbo. E non solo, questo nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’University College londinese afferma che la migliore soluzione per garantire la stabilità emotiva dei bambini è un ambiente familiare nel quale entrambi i genitori lavorano.

Il motivo? Se una mamma rinuncia alla sua professione è più probabile che inizi a soffrire di depressione post partum, che avrebbe maggiori conseguenze sulla serenità del neonato. Spazzare via in un colpo solo tutti i sensi di colpa che, spesso, affiggono i genitori lavoratori non è certo facile, ma gli esiti di questa ricerca aiutano le mamme e i papà ad avere meno timori e a portare avanti con convinzione anche la loro vita lavorativa, necessaria non solo per il fabbisogno della famiglia ma anche per crescere e affermarsi dal punto di vista personale.

Anne McMunn, ricercatrice a capo dello studio, ha infatti sottolineato come la probabilità di crescere un figlio con problemi emotivi, difficoltà a relazionarsi con i coetanei, disturbi comportamentali e stati d’ansia è minore se la mamma ha un impiego.

“Alcuni studi precedenti hanno suggerito che se le madri lavorano nel primo anno di vita di un bambino, possono esserci importanti conseguenze in seguito. In questo studio non abbiamo riscontrato alcuna prova relativa agli effetti negativi di questa scelta sul comportamento dei bambini.”

Non solo. Sempre secondo questa ricerca, sarebbero proprio i figli di madri disoccupate o impiegate part-time, di donne single o di genitori entrambi privi di un’occupazione a soffrire maggiormente di difficoltà emotive e relazionali entro il quinto anno di età.