Solo pochi minuti dopo la nascita, potrebbe essere possibile scoprire se il bambino avrà una brillante carriera scolastica oppure se scalderà il banco dalla scuola primaria in avanti. Questo è quanto afferma uno studio svedese che ha messo in relazione le potenzialità intellettive dei piccoli con i risultati del test di Apgar.

Di che cosa si tratta? Ideato da Virginia Apgar nel 1952, questo screening consiste in una serie di controlli effettuati subito dopo il parto per valutare immediatamente le funzioni vitali del neonato, sulla base di cinque indicatori che possono corrispondere a un valore che varia da zero a due. Un bimbo appena nato in perfetta salute, ad esempio, potrebbe arrivare al massimo a un punteggio pari a dieci.

Analizzando 877.000 adolescenti svedesi e valutando i risultati scolastici, gli studiosi li hanno poi confrontati con il punteggio Apgar stabilito alla nascita: sembra che esista un’effettiva relazione tra le due cose, e che se per un bimbo è stato individuato un valore basso alla nascita, anche da adolescente e da adulto non sarà una mente brillante. A spiegare il nesso è Andrea Stuart, a capo dello studio e attivo presso l’Ospedale Centrale di Helsingborg.

“Non è il punteggio Apgar che porta ad abbassare le capacità cognitive, ma i motivi che hanno portato a un punteggio Apgar basso (tra cui asfissia, parto pretermine, l’uso di droghe della madre, infezioni), tutti fattori che potrebbero avere un impatto sulla funzione del cervello in futuro”.

Si tratta di una scoperta importante, quindi, anche per capire a fondo quali possono essere le conseguenze di abitudini scorrette mantenute dalle future madri in gravidanza, e potenzialmente dannose per la salute fisica e psichica del neonato. Secondo gli studiosi, tuttavia, solo uno su 44 tra i bambini con punteggio Apgar basso ha realmente necessità di sostegno durante gli anni scolastici. La maggior parte delle volte, invece, anche in simili casi i bambini non hanno bisogno di aiuti particolari durante la crescita.