Un figlio per ciascuna famiglia, composta spesso da un solo genitore. Questo è il ritratto del nucleo familiare contemporaneo in Italia, dove la situazione sembra essere radicalmente cambiata da un decennio a questa parte.

I figli unici sono in forte aumento, dal 23,8 per cento del 1998 al 25,7 del 2011. Da’altra parte, è la stessa famiglia a cambiare, infatti a crescere, fino a raddoppiare, è anche la quantità di minori che cresce con un solo genitore. Un buon 53 per cento della prole, invece, è composta da due fratelli.

A fornire questo spaccato della famiglia italiana è l’Istat con il report “Infanzia e vita quotidiana”, che raccoglie gli esiti di un’indagine condotta su circa ventimila famiglie italiane. A incrementare il numero di nuclei familiari dove è presente solo la mamma, o solo il padre, è la crescita dei casi di separazione e divorzio.

Responsabile della scelta di mettere al mondo solo un figlio, invece, è in parte riconducibile all’instabilità delle unioni matrimoniali e non, ma soprattutto a un tasso di fecondità che sembra decrescere di anno in anno. Se poi si tiene conto anche della crisi economica, e delle difficoltà legate al mondo del lavoro, il cerchio si chiude senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

Avere un unico figlio crea senza dubbio meno problematiche a livello organizzativo, e le spese da mettere in conto (che solo per il primo anno di vita sono decisamente elevate) non sono poche. Tutto questo nonostante una ricerca recente sottolinei come, proprio in Italia, la maggior parte dei figli unici non abbia le caratteristiche spesso legate a questa condizione, come una preparazione scolastica maggiore.

Proprio sul fronte occupazione ci sono altre interessanti novità, infatti secondo l’Istat è in crescita la percentuale di minori figli di genitori entrambi lavoratori: la famiglia di una volta, con madre casalinga e padre lavoratore è in fase di declino: ma se nelle regioni del Nord Italia questa situazione rappresenta il 51 per cento dei nuclei familiari, al Sud le cose sono ben diverse, dove la percentuale si ferma al 24 per cento.

Fonte: Asca