Nuovo allarme sugli effetti nocivi del bisfenolo A, già messo al bando dalla UE perché contenuto in alcune tipologie di biberon per bambini.

Secondo un nuovo studio se una donna in gravidanza entra in contatto con questa sostanza potenzialmente tossica, potrebbero manifestarsi disturbi del comportamento nelle figlie femmine. Il bisfenolo A (BPA), infatti, è contenuto anche all’interno di una ricca serie di oggetti di uso comune, che se maneggiati da una futura mamma possono diventare molto pericolosi soprattutto per la salute della prole.

Uno studio condotto da un team di ricercatori della Harvard School of Public Health parla chiaro: l’iperattività, l’aggressività e altri disturbi comportamentali che si possono manifestare nelle bambine a partire dai tre anni di età potrebbero essere causati dal bisfenolo, sebbene in modo indiretto.

Non è il bimbo a entrare direttamente in contatto con questa sostanza cancerogena, quindi, ma la madre durante la gestazione. L’aspetto più insolito di questa teoria, tuttavia, riguarda i differenti effetti del BPA nei due sessi, come illustrano gli studiosi.

«Durante la gestazione, e non nell’infanzia, l’esposizione al BPA può avere un impatto negativo sulle funzioni neuro comportamentali, e le ragazze sembrano essere più sensibili al BPA rispetto ai ragazzi.»

Analizzando l’andamento della gravidanza di 244 donne, e successivamente monitorando la crescita dei rispettivi figli, si è potuto constatare come un maggiore contatto con il bisfenolo A (rilevato attraverso l’esame delle urine effettuato in diverse settimane di gestazione) fosse effettivamente legato ai problemi comportamentali delle figlie femmine.

I figli maschi, invece, sembrerebbero immuni da qualsiasi effetto. Sono gli stessi ricercatori a sottolineare come non si possa parlare di disturbi gravi neanche nel caso delle bambine, le quali hanno mostrato un comportamento tendenzialmente ansioso e talvolta aggressivo.

Un possibile effetto, tuttavia, riguarda anche la difficoltà nel controllare le proprie emozioni, nonché la carenza di freni inibitori. Si tratta di manifestazioni che in ogni caso possono rendere difficile e poco serena sia l’infanzia sia la prima adolescenza. Secondo Elisabeth Salter Green, a capo della CHEM Trust, ente di beneficenza che mira a proteggere dai prodotti chimici nocivi, gli esiti di questa ricerca rappresentano un ulteriore punto a sfavore del bisfenolo.

«La nostra esposizione al BPA è onnipresente a causa dei tanti prodotti di uso comune, ma se realmente ci sono collegamenti tra l’esposizione in utero e problemi di salute successivi dobbiamo adottare misure efficaci per ridurre l’esposizione a questa sostanza. La UE, quindi, deve agire ora per proteggere le generazioni future da rischi per la salute. Le donne in gravidanza e le persone in età riproduttiva devono essere la massima priorità.»

Fonte: Daily UK