Nei giorni di festa per il cinema, caratterizzati da un tripudio di flash e lustrini, arriva un attore italiano che i riflettori invece li ha sempre un po’ schivati. Un uomo di cinema e teatro che, rispetto all’apparenza, ha preferito puntare tutto sulla sua arma migliore e più congeniale: la recitazione. Stiamo parlando di Filippo Timi, il giovane attore perugino che non si è mai risparmiato e che oggi è celebre per i suoi ruoli di grande intensità.

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L’ennesima prova di quanto detto, lo dimostra l’ultima sua interpretazione che lo vede nei panni del cupo dottor Boldrini in “Ruggine“, film diretto da Daniele Gaglianone e inserito nelle Giornate degli Autori. Un ruolo, il suo, che è stato applaudito e che ha toccato il cuore per l’estremo realismo trasmesso. Un film forte, che parla di pedofilia e che presenta Timi come un pediatra pedofilo che adesca le bambine per poi violentarle e ucciderle.

Una parte estrema e difficile che l’attore ha saputo gestire perfettamente, anche grazie l’aiuto del regista che ha saputo dirigerlo alla perfezione:

“È fondamentale avere una fiducia assoluta nel regista e nella sua visione creativa, perché è innegabile che per un attore c’è il rischio dell’associazione, dell’identificazione. Io poi vengo dal teatro dove sono stato Satana, ho una grande fascinazione verso i personaggi neri, oscuri, soprattutto quando sono completamente diversi da me”.

La presenza di Timi a Venezia però non finisce qui. Oltre a “Ruggine”, da ieri già presente in tutte le sale italiane, potremo rivederlo anche in ben altre tre pellicole presentate alla Mostra, rispettivamente nel film italiano in concorsoQuando la notte” di Cristina Comencini, in “Missioni di Pace” di Francesco Lagi dove però ha solo un piccolo cameo e nel documentario di Davide Ferrario, “Piazza Garibaldi“.

Fonte: La Nazione