Ci siamo quasi. Dopo anni che ci triturano il sistema nervoso con le più strampalate interpretazioni delle profezie Maya, tra qualche ora pare che scopriremo se ci sarà o no questa benedetta “fine del mondo”.

Non ho mai prestato attenzione a nessuna delle ipotesi catastrofiste che si sono susseguite negli anni. Già di mio sono poco incline a dare ascolto a qualsiasi teoria che presupponga una fede in qualcosa “a prescindere”, figuriamoci in questo caso in cui i vari “esperti” hanno cambiato idea sulla data di scadenza del mondo innumerevoli volte.

Ma da un po’ di tempo a questa parte, in mancanza di allineamenti galattici, asteroidi, supernove o meteoriti in avvicinamento, si sta facendo strada l’ipotesi che per “fine del mondo” non si intenda l’arrivo di una catastrofe che distruggerà il pianeta, ma la fine del mondo così come lo conosciamo e la venuta di una nuova era, un non ben precisato cambiamento spirituale universale che dovrebbe risollevare le sorti del nostro malridotto pianeta.

Sarà, ma io tutti questi segnali di cambiamento imminente non riesco a vederli. Mi pare piuttosto che il mondo sia affetto da immobilismo più o meno generalizzato. Mi capita talvolta di leggere il giornale e di chiedermi se non l’avessi già letto, tanto sono assalita dalla spiazzante sensazione del déjà vu. È tutto a posto, le mummie che ci governano sono le stesse, israeliani e palestinesi continuano a bisticciare , il Papa continua a tuonare contro gay e preservativi, in America ogni tanto c’è qualcuno che per hobby fa una strage, la D’Urso si diletta di rapimenti, tradimenti e morti ammazzati, Bruno Vespa conduce “Porta a Porta” con lo stesso appassionato servilismo verso il potere da circa 16 anni, e niente fa presumere un suo pensionamento.

Insomma, c’è di che farci stare tranquilli.

Quel che mi pare più interessante, di tutta la questione Maya e dintorni, è l’incredibile giro di affari che si è sviluppato intorno al celeberrimo calendario in scadenza, che a voler essere pignoli tanto calendario non è.

Infatti i più accorti non sono stati i seguaci delle varie sette che sono in fase di purificazione in vista dell’Apocalisse, ma i vari scrittori/editori degli innumerevoli libri sull’argomento, i costruttori di bunker a prova di guerra nucleare, i produttori di cibi liofilizzati, gli albergatori e gli operatori turistici che hanno organizzato viaggi e soggiorni nei luoghi che si suppongono essere al riparo dalla catastrofe imminente. Davvero un bel colpaccio.

Quindi, a conti fatti, l’unico rimpianto che ho in vista del 21 Dicembre, è quello di non aver aperto un agriturismo, un alberghetto, ma anche un modesto affittacamere a Cisternino, paesello in Puglia che pare essere l’unico posto in Italia che si salverà dall’ira funesta dei Maya, invaso da orde di timorosi e gente che “non ci credo ma non si sa mai”.

In ogni caso il 21 Dicembre non mi farò cogliere impreparata: la fine del mondo mi troverà ad attenderla con un buon bicchiere di vino in mano. Rosso e corposo, ovviamente.

photo credit: ?ethan via photopin cc