La 23ma edizione del FIPA, il Festival Internazionale dei Programmi Audiovisivi, ha visto trionfare, fra sale stracolme e applausi calorosi, la televisione italiana. Massiccia la presenza dei nostri prodotti in concorso, candidati in svariate categorie: il documentario “Strade blu” di Conversano e Grignaffini, il musical “I miserabili” di Marco Paolini, il reportage “Guerre, menzogne e tele” di Amedeo Ricucci, “Ragazze, la vita trema” di Paola Sangiovanni, “0,9 ampere” di Giotto Barbieri, oltre all’ormai famoso “Videocracy” di Erik Gandini.

Ma il vero mattatore, per i media francesi, è Giuseppe Fiorello, protagonista indiscusso della rassegna grazie ai suoi ruoli nelle fiction “Lo Scandalo della Banca Romana” e “Il Sorteggio”, entrambe acclamatissime durante il festival.

L’attore siciliano, lusingato, commenta:

Mi piace incarnare persone comuni finite al centro di vicende più grandi di loro. Credo che il pubblico si sia affezionato a me, quando racconto delle storie la gente mi ascolta. Spero di non tradirla mai. Quello che mi piace del mio mestiere è proprio il raccontare.

Questa edizione del FIPA, che si è inaugurata il 26 gennaio scorso a Biarritz nel sud della Francia, per la prima volta è stata diretta da una donna, l’italiana Maria Teresa Cavina. Il nuovo presidente della celebre rassegna, Olivier Mille, l’ha voluta dopo le esperienze ai Festival di Venezia, Locarno, Roma e Abu Dahbi. Il festival rappresenta una panoramica esclusiva sulla creatività degli autori e il loro rapporto con la TV: fiction, serial, teatro, musica e documentari si alternano nel programma, proponendo, in una settimana d’intensa competizione, quella che protremmo definire l’eccellenza sul piccolo schermo. E l’eccellenza, quest’anno, parla italiano.