Orario flessibile come nelle aziende, e forse anche di più. Questo l’obiettivo dell’assessore Chiara Bisconti, che nel Comune di Milano si occupa di Benessere e di Tempo Libero. Una delega che diventa occasione per un esperimento sulla conciliazione lavoro famiglia dei dipendenti. L’idea è originale: un orario minimo fisso, e un monte ore accumulato da gestire come si vuole.

Una flessibilità da manager (non a caso l’esperienza professionale dell’assessore, che è Direttore Risorse umane alla Sanpellegrino Spa) e una spinta verso una maggiore conciliazione dei tempi per i dipendenti pubblici sembra azzardato, ma il progetto – elaborato alla Bocconi – è interessante. Può rappresentare un modello, perché se ce la fa Palazzo Marino – una macchina complessa, con molti dipedenti (ben 16 mila) e contratti più rigidi di quelli del settore privato – possono farcela tutti. Lo spiega l’assessore:

«Siamo convinti che questa sia la strada maestra per una città che garantisca a tutti, anche alle donne, di lavorare e di avere una famiglia: questo sarà l’asse portante del nuovo piano regolatore degli orari che partirà il prima possibile.»

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Si comincerà con i 400 dipedenti delle Risorse Umane, ma l’obiettivo è quello, ovviamente, di coinvolgere tutti i dipendenti del Comune. Perché se conciliazione vita-lavoro dev’essere, allora che riguardi tutti, perché tutti hanno una loro vita parimenti degna di ogni attenzione.

Questa progetto fa parte di un piano più grande, nato insieme a Regione Lombardia e all’ASL, che punta a creare un piano territoriale degli orari che venga incontro ai cittadini, senza però dividerli in utenti e fornitori di servizi, bensì partendo dal concetto che tutti sono cittadini con le loro esigenze.

Anche a partire dalle piccole cose, però spesso determinanti nella vita nient’affatto semplice di una mamma lavoratrice in una grande città: a Milano stanno pensando di accentrare la presentazione delle scuole dell’obbligo per aiutare le famiglie a sceglierle senza girarle tutte – spesso nei provveditorati più piccoli questo è già possibile da anni, ma a Milano le dimensioni e le frammentazioni non aiutano – e a modificare gli orari di servizi come l’anagrade in orari più adatti.

Certamente, l’idea dell’orario minimo con il resto da gestire potrebbe rivelarsi molto utile alle mamme che lavorano.

Fonte: Il Giornale