Lavoro part-time, telelavoro, orario di ufficio più elastico sono tutte soluzioni perfette per mettere in atto la tanto agognata flessibilità, tanto agognata dai lavoratori ma ancora un miraggio per la maggior parte di loro, almeno in Italia. Da uno studio Sda Bocconi emerge anche un altro aspetto che non piacerà alle tante donne che vorrebbero sfruttare queste opportunità per conciliare carriera e famiglia, infatti sembra proprio che la flessibilità finisca per penalizzare l’andamento professionale.

Non solo le aziende italiane non sono molto propense a concedere il part-time o altre forme di lavoro flessibile, ma nel momento in cui vengono applicate si rivelano dannose per la carriera dei beneficiari.

La ricerca condotta dall’Osservatorio sul Diversity Management della Sda Bocconi parla chiaro mettendo nero su bianco come le opportunità di avanzare nella carriera si riducano fino a sette volte per i lavoratori e soprattutto le lavoratrici che scelgono il tempo parziale o riescono a ottenere la possibilità di lavorare da casa.

«Scegliere il part-time significa dimezzare la possibilità di ricevere, a fine anno, le più alte valutazioni (4 e 5 in una scala da 1 a 5), ridurre di sette volte la possibilità di fare una carriera davvero brillante (con due o più passaggi di livello in quattro anni) e guadagnare meno denaro con gli incentivi economici e i bonus non automatici.»

Così spiega Renata Trinca Colonel, una delle ricercatrici a capo dell’indagine, mettendo anche in evidenza come con il passaggio al part-time venga a mancare anche qualsiasi passaggio di livello contrattuale. La ricerca è stata realizzata analizzando la situazione di una grande azienda nazionale con decine di migliaia di dipendenti, dei quali solo il 13,2% può usufruire del part-time. Questa percentuale, prevalentemente rosa, viene generalmente privata di una valutazione di alto livello, mentre anche gli aumenti di stipendio vanno spesso a incrementare la busta paga dei lavoratori full-time.