Non è semplice voglia di marinare, né un capriccio, né pigrizia: la fobia scolare è un disturbo d’ansia nei bambini che genera una irrazionale paura persistente di andare a scuola.

La normale ansia da separazione colpisce i piccoli tra i 18 e 24 mesi, che a quell’età non vogliono allontanarsi dalla mamma, e quindi piangono e si disperano per questo, finché la curiosità di fare nuove cose e conoscere nuovi amichetti non prende il sopravvento. La fobia scolare, invece, si presenta dai 5-6 anni fino ai 15, in un campione che va dall’1 al 5% circa della popolazione, interessando soprattutto maschi (sono l’80%), figli unici e bambini con malattie croniche o che sono stati assenti dalla scuola per lunghi periodi.

I sintomi della fobia scolare

  • Mal di stomaco frequenti e di altri disturbi fisici come nausea, vomito, diarrea, stanchezza, mal di testa o che non possono essere attribuiti a un disturbo fisico.
  • Capricci o panico nel momento di separarsi dai genitori.
  • Paura del buio o di essere in una stanza da solo.
  • Difficoltà ad andare a dormire o paura di avere incubi.
  • Timori esagerati nei confronti di animali, mostri, scuola.
  • Pensieri costanti che riguardano la sicurezza propria o di altri.

Le cause della fobia scolare

Le cause si possono rintracciare nell’ansia di separazione, causata da una mamma o da genitori iperprotettivi, ma anche in eventi traumatici come la morte di un animale domestico, la nascita di un fratellino, il trasloco, la separazione dei genitori.

Se molto sensibile, poi, il bambino potrebbe temete la critica, il ridicolo, il confronto con i coetanei o la punizione da parte di un docente o di altro personale della scuola.

Come aiutare i bambini a superare la fobia scolare

La fobia scolare va affrontata subito, prima che si trasformi in un disturbo più grave e in grado di portare al deterioramento del rendimento scolastico, delle relazioni con i coetanei, della qualità della vita e, poi, in età adulta, ad ansia, attacchi di panico o disturbi psichiatrici.

Il primo passo è riconoscere il problema, scoprendo la causa o le cause del disagio del bambino, e lavorare con i professionisti della scuola per alleviare le difficoltà. Di solito ci si può rivolgere all’insegnante e allo psicologo dell’istituto.

Fondamentale che genitori, insegnanti e medico stabiliscano un piano d’azione che comprenda il monitoraggio delle attività a scuola (per scoprire se per esempio potrebbe trattarsi di un caso di bullismo), l’ascolto del bambino e delle sue emozioni, l’inserimento graduale negli ambienti scolastici anche grazie alle attività di doposcuola, l’avvicinamento ai coetanei con il gioco e lo sport, il mantenimento di un clima sereno in casa.