Sempre più acuta, secondo il Primo Rapporto Immobiliare 2012 di Nomisma, la crisi del mercato immobiliare di Ancona. Non ancora risolti i problemi dell’assorbimento degli immobili invenduti e della possibilità di veicolarli in altri flussi d’investimento.

La riduzione dei valori nel 2011 lascia prevedere una revisione dei prezzi proposti in prima battuta dagli operatori, tuttavia la domanda permane debole sia nel comparto residenziale sia in quello non residenziale e intanto si assiste ad un graduale aumento della quantità dell’offerta che rimane allo stallo per mancanza di liquidità.

Ad un’offerta in progressivo aumento in tutti i segmenti del mercato immobiliare anconetano risponde una domanda molto fragile, in particolare nel comparto degli immobili abitativi, a causa della scarsa disponibilità economica delle famiglie e di un peggioramento del saldo migratorio complessivo per la città. Ma anche nel segmento degli immobili d’impresa si assiste a crescenti fenomeni di disinvestimento.

Manca una politica strategica per lo sviluppo urbano di Ancona e quindi non si possono prevedere nel medio termine fattori in grado di produrre i risultati indispensabili per la ripresa: riattivazione della domanda e ricreazione delle condizioni che facciano ripartire lo stock immobiliare compravenduto. Nel mercato residenziale, tiene il segmento della locazione, soprattutto quello abitativo, ma le compravendite sono decisamente penalizzate.

Nel corso dell’ultimo anno il calo delle compravendite è stato del 4,2%. situazione diversa da zona a zona: le vendite continuano a tenere nelle zone centrali (Rione Adriatico e Borgo Rodi) o considerate più pregiate (Passetto e Pietra La Croce), anche se i tempi di vendita sono molto lunghi; nelle altre aree della città il mercato è debole, per la diminuita capacità economica della famiglia ad accedere all‘acquisto della casa.

La situazione congiunturale fa capo ad altre cause. Quasi 9 famiglie su 10 sono costrette a contrarre un mutuo per l’acquisto di un’abitazione, ma vengono stoppate dall’atteggiamento restrittivo delle banche nel concedere prestiti. Un’altra causa va individuata nel fatto che, pur avendo un certo appeal, la città non presenta le caratteristiche tipologiche idonee alle professionalità ad alto valore aggiunto. In sintesi, difficoltà di accesso al credito, tempi di vendita molto lunghi, mancanza di liquidità non lasciano prevedere per Ancora tempi migliori per i prossimi mesi.