L’ansia e lo stress che colpiscono una donna che cerca di avere un figlio non influiscono sulle probabilità di concepimento, stando almeno a quanto ha rivelato poco tempo fa uno studio inglese. Ma il periodo, spesso lungo, che precede l’inizio di una gravidanza non è certo tutto rose e fiori.

Lo sanno bene le tantissime aspiranti mamme costrette a fare i conti, ogni mese, con il calcolo dell’ovulazione, con i vari stick di concepimento e test di gravidanza che, soprattutto all’inizio, possono dare esito negativo scoraggiando le aspettative di molte coppie.

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Per sdrammatizzare un po’ su questa attesa snervante, leggiamo su un simpatico blog la top ten delle cose che una donna che cerca la cicogna vorrebbe lasciarsi presto alle spalle, il decalogo delle azioni e abitudini più antipatiche tipiche del preconcepimento.

Basta pensare a come una donna che desidera un figlio scandisce la sua vita, o meglio i mesi che passano, in due parti nette: le due settimane che precedono l’ovulazione, caratterizzate dalla frenetica attesa e attenzione a tutti i segnali del corpo che indicano il periodo fertile, seguite dai restanti giorni del mese nei quali si verifica il ciclo e quindi il fallimento delle aspettative di maternità.

Per molte donne il preconcepimento è caratterizzato anche dalla costante attenzione ai cambiamenti del seno, che spesso diventa più turgido e leggermente dolente proprio nelle primissime settimane di gestazione. Lo stesso avviene, tuttavia, anche nei giorni che precedono l’arrivo del ciclo e possiamo quindi immaginare quanto sia facile interpretare erroneamente questo sintomo, tipico anche della sindrome premestruale.

Un’altra fonte di sicuro stress è data dai vari metodi usati per calcolare l’ovulazione, in particolare il controllo del muco cervicale, operazione compiuta quotidianamente che possiamo immaginare quanto, a lungo andare, diventi noiosa e ripetitiva.

Anche programmare quando e come fare sesso con il partner può risultare antipatico, soprattutto se si ricevono indicazioni precise da parte del ginecologo. In questo periodo particolare l’intimità con il compagno rischia infatti di diventare come una sorta di compito a casa da svolgere secondo modalità e tempistiche ben precise, perdendo spontaneità.

Amici e conoscenti, poi, cercano di dare conforto utilizzando spesso frasi fatte abbastanza irritanti, delle quali abbiamo dato qualche esempio, e un’aspirante mamma deve spesso prendere atto delle facce visibilmente annoiate delle persone che ne raccolgono gli inevitabili sfoghi e ansie.

Lo stesso linguaggio di una donna che cerca di rimanere intinta cambia non poco, basta pensare alle varie sigle e acronimi incomprensibili per la maggior parte della gente, tipo dpp (data presunta del parto), um (ultima mestruazione), dei quali i vari forum sul Web sono zeppi.