Ricordate tutti la celebre scena del film “Quando la moglie è in vacanza” in cui una folata di vento fa alzare la gonna dell’abito bianco di Marilyn Monroe? Proprio da quelle famose immagini è nata la mania dell’Upskirt, pratica attraverso la quale si fotografa la parte inferiore di una figura femminile con la speranza di immortalare la biancheria intima della donna, sempre che questa la indossi, ovviamente. Nel caso ve lo steste chiedendo, le donne non gradiscono particolarmente questo tipo di “arte”, specialmente se dietro l’obiettivo si nasconde un completo sconosciuto che si insinua al di sotto delle loro gonnelle e tenta di rubare scatti dei loro genitali. Cosa sensata direi. Beh, da oggi, in Massachusetts, questa pratica non è considerata reato.

Chiamatelo voyeurismo, perversione o ossessione, ma un numero davvero considerevole di uomini trova alquanto eccitante riuscire a fotografare le mutande delle signorine sedute in metropolitana o sulle banchine dell’autobus. Proprio negli scorsi giorni è stato analizzato il caso di Michael Robertson, un guardone arrestato nell’agosto del 2010 per aver realizzato una lunga serie di scatti sotto la gonna di una donna sulla metropolitana di Boston. Il giudice della Massachusetts Supreme Judicial Court non ha ritenuto reato punibile dalla legge il fatto compiuto da Robertson perché “le foto si possono scattare, a patto che le donne abbiano indosso un paio di slip”. Si parla tanto ti difendere la dignità delle donne, di impedire qualsiasi tipo di violenza nei loro confronti, ma evidentemente la fotocamera dell’iPhone di uno sconosciuto, piazzata dal nulla in mezzo alle gambe di una ragazza, non è poi una cosa così strana e irrispettosa. Questo, almeno, è quello che penserebbe il geniale giudice americano che ha avuto la brillante idea di assolvere l’imputato.

Sul web, come volevasi dimostrare, sono già partite le polemiche: perché mai un uomo dovrebbe essere giustificato e per di più sostenuto dalla legge se anche solo tenta di infilarsi tra le gambe di una donna? E soprattutto, parliamoci chiaro, quante donne potrebbero mai andare in giro senza indossare nessun tipo di biancheria intima sotto la gonna, potendo vincere così la causa legale contro il loro “guardone”? Probabilmente l’unica che riuscirebbe a ottenere un lauto risarcimento per i danni subiti sarebbe Belen, dato che tutt’Italia ha potuto osservare chiaramente il suo tatuaggio nella zona pubica, privo di qual si voglia tessuto atto a coprire le sue grazie. La vita, però, non è un film di Marilyn Monroe e non tutte noi abbiamo le stesse abitudini della Rodriguez. Probabilmente, per come stanno le cose, un appassionato di upskirting rischierebbe di più a dover fronteggiare le reazioni di una donna particolarmente incazzata per l’accaduto che una pena in tribunale. Della serie: chi fa da sé fa per tre.