La netta sconfitta per 5 a 0 contro la Russia nella semifinale di Fed Cup ha lasciato qualche strascico nel mondo del tennis italiano, aprendo diverse discussioni legate soprattutto alle assenze delle due più importanti tenniste azzurre: Flavia Pennetta e Francesca Schiavone.

Se nel caso della brindisina il forfait è stato obbligato a causa di un problema alla spalla, diverso è il discorso della collega milanese, che ha deliberatamente rinunciato all’impegno per prepararsi al meglio ai prossimi tornei sulla terra battuta, compresi gli imminenti Internazionali d’Italia che si giocheranno a inizio maggio a Roma.

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E proprio riguardo alla scelta di Francesca Schiavone sono piovute copiose le critiche degli appassionati e di una parte degli addetti ai lavori, soprattutto dopo la batosta subita in Russia. A gettare però acqua sul fuoco e a provare a calmare le polemiche ci ha pensato il presidente della FIT, Angelo Binaghi, il quale, parlando alla trasmissione “Tennis Club” su SuperTennis, ha difeso la scelta della tennista azzurra:

“È stata una scelta di programmazione che mi ha comunicato lei stessa e che andava rispettata, anche se le ho manifestato i miei dubbi. La storia recente della maglia azzurra è quella di Francesca Schiavone, una giocatrice che ha dato tantissimo al tennis italiano insieme alla Pennetta e alle altre ragazze della squadra. Il suo caso è assolutamente diverso rispetto a quelli che abbiamo vissuto negli anni scorsi nel settore maschile. La maglia azzurra rappresenta il primo dovere di un atleta nei confronti di chi lo ha aiutato a diventare un campione, rappresenta un esempio per i più giovani e la Federazione è il sistema attorno al quale cresce un campione. La Schiavone tutti questi valori li ha rappresentanti e valorizzati al massimo. Non a caso qualche tempo fa avevo definito la Schiavone e la Pennetta come i nostri Totti e Nesta”.

Francesca Schiavone come Totti e Nesta quindi, un paragone più che azzeccato visto che entrambi i calciatori hanno lasciato la maglia azzurra da tempo per dedicarsi esclusivamente ai propri club.

La “giustificazione” di Binaghi ha tutta l’aria di essere arrivata per chiudere in fretta le polemiche, anche perché la stagione è ancora lunga e continuare con le critiche non renderebbe certo agevole il lavoro di avvicinamento ai principali tornei del circuito per Schiavone. La questione è quindi chiusa, anche se la sensazione che la FIT abbia usato due pesi e due misure rispetto a quanto fatto con altri giocatori, come ad esempio Simone Bolelli, rimane.