Stanno già sollevando un polverone le teorie un po’ discutibili espresse ieri sera a “Annozero” dal professor Franco Battaglia, esperto di scienze dei materiali ma soprattutto autore di un libello pro-nucleare, “L’illusione dell’energia dal sole“, che è alla base del convincimento nucleare di Silvio Berlusconi.

Oltre a difendere a spada tratta la sicurezza delle centrali atomiche, nella foga il professore, di fronte ai basiti Marco Travaglio, Antonio Di Pietro e Angelo Bonelli, si è lasciato scappare alcune considerazioni sul più noto incidente nucleare della storia, quello di Chernorbyl del 26 aprile 1986, arrivando a definirlo “una colossale mistificazione mediatica“.

Galleria di immagini: Michele Santoro

“I fatti di Chernobyl e Fukushima dimostrano che il nucleare è la tecnologia di creazione elettrica più sicura che c’è.”

Spregio del ridicolo? L’ennesimo personaggio televisivo? Il Daily Week, mai tenero nei confronti dei soloni televisivi, è pronto a scommettere di sì.

Ma qual è la tesi del professore? A parte quelle già note sulla difficoltà, oggi, per le tecnologie delle rinnovabili, a coprire il fabbisogno energetico, Battaglia ha messo in discussione che in Ucraina siano davvero così tante le vittime dell’esplosione, citando uno studio dell’UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effect of Atomic Radiation) in cui così viene descritto lo stato dell’arte:

“Tra i residenti della Bielorussia, della Federazione russa e l’Ucraina, vi sono stati fino al 2005 più di 6.000 casi di cancro alla tiroide in bambini e adolescenti che sono stati esposti al momento dell’incidente, e più casi ci si possono aspettare durante i prossimi decenni. Nonostante screening avanzati, molti di quei tipi di cancro sono stati molto probabilmente causati da esposizioni a radiazioni subito dopo l’incidente. Oltre a questo aumento, non vi è alcuna evidenza di un impatto significativo sulla salute pubblica riconducibile all’esposizione alle radiazioni due decenni dopo l’incidente. Non ci sono prove scientifiche di un aumento dell’incidenza di cancro o di tassi di mortalità generale o nei tassi di patologie non maligne che potrebbero essere correlati all’esposizione alle radiazioni.”

Questa conclusione, ricordiamo parziale a venti anni dall’incidente (le radiazioni hanno un effetto prolungato in centinaia di anni), hanno prestato il fianco al professore per elencare i morti certi dopo l’incidente, contandoli in 58.

Immaginabile le reazioni di Di Pietro, che ha ironizzato chiedendo il curriculum del professore, e del politico ambientalista, infuriato per quella che ha considerato una strumentalizzazione a fini lucrativi per l’industria nucleare.

Dove sta la verità? Semplice: leggendo bene le ricerche, e ricordando le migliaia di vittime (compresi i liquidatori, i vigili del fuoco e gli operatori che morirono nei giorni immediatamente successivi all’incidente) oltre ai tantissimi bambini bielorussi ospitati in questi anni dalle famiglie italiane, è impossibile ridurre a una “mistificazione” un evento così tragico, dagli effetti visibili e ancora da venire.

Forse l’eccesso di zelo e parzialità ha giocato un brutto scherzo a chi sostiene l’energia dell’atomo, come è capitato a Chicco Testa, che ha dovuto ritirare lo spot sul nucleare.