Una storia di violenza e paura ha sconvolto la pacifica Pesaro, protagonista una famiglia originaria del Nord Africa, esattamente del Marocco. Il padre, operaio immigrato, costringeva la figlia a subire soprusi e angherie perché troppo occidentalizzata secondo i suoi standard.

Galleria di immagini: Padre picchia la figlia occidentale

La ragazza, di soli 17 anni, accolta dalla comunità e inseritasi perfettamente, aveva creato una nuova rete di amici e contatti tra coetanei e compagni di scuola. Come capita in questi casi, molte ragazze provenienti da una cultura molto osservante subiscono il fascino di una società, quella occidentale, ai loro occhi più libera e semplice. Ma il solo indossare una maglietta e un paio di jeans per il padre era motivo di scandalo e vergogna, e per questo motivo puniva costantemente la figlia.

Scoperta poi una relazione sentimentale tra la ragazza e un connazionale, il genitore aveva costretto i due a lasciarsi impedendo alla giovane di uscire in determinati orari. Le violenze non avevano accennato a diminuire, anzi erano aumentate e ogni pretesto era buono per umiliare fisicamente l’adolescente. Il padre era giunto a frustarla con un filo elettrico, e in sua assenza la madre la minacciava costantemente.

Le violenze erano proseguite fino a pochi giorni fa quando il padre, rientrato in casa, l’aveva scoperta mentre indossava una semplice maglietta a maniche corte. Picchiata e sbattuta contro il muro, era però riuscita a scappare, facendovi ritorno in sua assenza. Ad attenderla l’ira della madre, che tra le minacce l’aveva costretta alla fuga in soffitta, ma al suo ritorno l’uomo l’aveva stanata e picchiata. Solo una fuga repentina dalla finestra, e il soccorso dei vicini, hanno salvato la giovane da una situazione ben più drammatica.

I carabinieri hanno denunciato i genitori e sequestrato gli oggetti delle torture. La ragazza verrà accolta in una casa famiglia, e per il padre si prospetta un futuro in carcere quindi il rimpatrio.

Sulla vicenda è intervenuta anche il Ministro Mara Carfagna che ha così dichiarato:

“In Italia le donne possono godere di tutti i diritti, al pari degli uomini: nessuno può pensare di riportare indietro le lancette della civiltà, chiudere la propria figlia in un solaio, prenderla a frustate e farla franca. Mi auguro, dunque, che la posizione del padre e della madre della diciassettenne marocchina sia valutata con la necessaria severità dalla magistratura; non vada persa l’occasione di dimostrare ancora una volta alle giovani donne immigrate che il Paese sta dalla loro parte e che possono rivolgersi con fiducia alle autorità. Le donne immigrate sono una componente sempre più fondamentale della nostra società si stanno facendo largo in mondi complessi come quello dell’impresa e del lavoro, contribuiscono in maniera decisiva ai processi di integrazione anche educando i figli a vivere in un Paese diverso da quello di origine, rispettandone le regole e la cultura. Alcune di esse, per fortuna sempre meno, restano però vittime di soprusi e prigioniere di culture che le vorrebbero assoggettate all’uomo: questi atteggiamenti, bisogna dirlo in maniera molto chiara e dimostrarlo con fermezza, sono in contrasto con la Costituzione Italiana e con le nostre leggi.”