Potreste essere attirati dalle immagini, ma sappiate che non c’è: la frutta tanto pubblicizzata contenuta nei prodotti acquistati, secondo un’inchiesta svolta da Altroconsumo, è presente in percentuali così basse da risultare irrilevante nella composizione degli alimenti.

L’inchiesta portata a termine dall’associazione per i diritti dei consumatori evidenzia una realtà esistente da anni, riguardante la pubblicità ingannevole dei cibi. Così gli acquirenti distratti finiscono col mettere nel carrello della spesa alimenti la cui immagine stampata sull’etichetta racconta della presenza di frutta che in realtà non c’è: ben 121 confezioni sono state prese in esame, e nel 5 per cento dei casi la frutta è solo un’immagine pubblicitaria.

Yogurt, succhi di frutta, caramelle, sorbetti, cereali e tisane: basta leggere le etichette nella maggior parte dei casi, ma i consumatori finiscono quasi sempre con l’acquistare cibi di marca – o di fretta – senza appurare il reale contenuto delle confezioni, accontentandosi dell’immagine della frutta fresca. E il guaio è proprio questo: le etichette ci sono, con tanto di descrizione, percentuale di ingredienti aggiunti e percentuale della percentuale. Spiega Altroconsumo:

«Se in 100 grammi di yogurt ci sono 25 grammi di preparato alla frutta, di cui il 9,5 per cento è dato dalla fragola, vuol dire che di fragola ci sono soltanto 2,3 grammi».

Neppure il colore deve trarre in inganno: non è la fragola a far diventare lo yogurt per bambini così roseo, come non è l’arancia a rendere le mousse accese, ma i coloranti. Su 17 confezioni di yogurt diversi, 12 contengono coloranti. E, come accennato, i prodotti per bambini non sono esclusi: 11 di quelli esaminati erano ricchi di coloranti, magari naturali. Non è il caso ad esempio dello yogurt Mio della Nestlé, che addirittura conterrebbe E120, un colorante rosso cocciniglia che su alcuni soggetti causa allergie.

E a proposito dei più piccoli: le caramelle sono le più ingannevoli. Tra i 21 prodotti analizzati, tre non contengono frutta, mentre gli altri non indicano la percentuale di frutta contenuta, indicandola però tra gli ingredienti. Bisogna però fare un plauso a “Elah mille frutti”, “Big fruit gelee” e “Fruit Joy”, le caramelle che contengono frutta per circa il 23 per cento, ed è specificato nelle confezioni.

A livello legale, le società produttrici non hanno alcun dovere di trascrivere la percentuale di ingredienti contenuta nei cibi, a patto che sia minima o la componente sia presente come aromatizzante. Altroconsumo riferisce che le confezioni di caramelle su cui è esplicitata la presenza di succo di frutta riguardano percentuali che oscillano dal 2,5 al 5 per cento.

Per quel che riguarda invece le promesse di salute e benessere a cui si ispirano le immagini delle confezioni di bevande, per così dire, alla frutta, anche leggendo le etichette diventa difficile interpretarne il contenuto e la quantità. Anche se l’Europarlamento a fine gennaio ha imposto la trasparenza degli ingredienti nelle etichette dei succhi di frutta, è ancora un mistero cosa contengano realmente.

Altroconsumo distingue le bevande in questione in base alla frutta contenuta. Il succo all’arancia Skipper della Zuegg ad esempio contiene frutta al cento per cento, mentre nel nettare Santal alla pera la percentuale varia dal 25 al 50 per cento. Poi ci sono le bevande alla frutta, con un minimo del 12 per cento di frutta contenuta, e le bevande al gusto di frutta. In tutti i casi l’immagine sull’etichetta descrive cascate di succo di vera frutta, magari anche fresca.

La brutta notizia – o, meglio, quella ancora più brutta – è che, nel caso di alte percentuali di frutta contenuta, i mirtilli o le fragole sono sostituite da frutta meno nobile, come le mele. Inoltre, i trattamenti subiti per garantire la conservazione a lungo termine dei prodotti rendono la frutta quasi priva di quelle sostanze salutari che spingono i consumatori – a prescindere dai gusti personali – ad acquistare questi alimenti.

Ci sono poi le barrette ai cereali e gli snack dietetici, che assicurano il mantenimento di una sana e corretta alimentazione: niente di più scorretto. ad esempio i cereali ai mirtilli rossi “Special K” non solo non contengono mirtilli – ma appena il 9 per cento di frutta – ma sono anche aromatizzati alla fragola.

Per gli amanti dei gelati e dei sorbetti non va affatto meglio: Altroconsumo ha messo in esame ben 14 prodotti la cui etichetta mostra montagne di frutta. La realtà è che spesso è contenuta polpa, succo o purea di frutta. Come il “Fior di Fragola“, che contiene soltanto il 5 per cento di frutta, il resto è concentrato di barbabietola. Solo i sorbetti Sammontana risultano essere più genuini: il 56 per cento di frutta è contenuta in questo prodotto.

Dall’1 all’8 per cento di frutta contenuta, invece, per quel che riguarda le tisane. Percentuali minime, che rendono il pieno di aromi e coloranti, al posto della frutta tanto pubblicizzata. Evitare di comprarli non è certo una soluzione, ma preferire la frutta fresca al posto dei soliti spuntini è certamente la cosa più salutare che si possa fare.

Fonte: MelaRossa.