È opinione diffusa che la frutta secca, in particolare quella disidratata, non abbia le stesse proprietà nutritive della frutta fresca ma che, anzi, sia più calorica e dannosa per il nostro organismo. Albicocche, fichi, prugne, uva e datteri, solo per dirne alcuni, sarebbero dunque alimenti molto gustosi ma non adatti alla dieta quotidiana.

Uno studio americano, tuttavia, ha cercato di sfatare questo mito e di riportare la frutta secca allo stesso livello nutrizionale della frutta fresca. Un etto di ananas o arance disidratate, per esempio, contiene la stessa quantità di potassio e vitamine dell’equivalente quantità di frutta fresca e aiuta a proteggere l’organismo dalle malattie.

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Il dott. Daniel D. Gallaher dell’University of Minnesota è arrivato a questa conclusione:

Frutta secca e disidratata sono grandi fonti di fibra solubile e totale nella dieta. Proprio come la frutta fresca, hanno bassi valori di Indice Glicemico e possono svolgere un ruolo importante nel prevenire diversi aspetti delle malattie metaboliche. […] Non c’è dubbio che i polifenoli vegetali proteggono dalle malattie cardiache. Gli effetti sulla salute sono complessi e sembrano funzionare in molti modi diversi, non semplicemente come antiossidanti. Alcuni tipi di frutta tra cui la frutta secca contengono alti livelli di una varietà di polifenoli e stiamo appena iniziando a capire il loro effetto protettivo sulla salute.

I risultati dello studio hanno l’obiettivo primario di incentivare il consumo generale di frutta, secca o fresca, che in ogni caso si conferma essere sempre un ottimo alleato del benessere del nostro corpo e della prevenzione di varie patologie.

Inoltre, le tecniche di trasporto e conservazione dei vari tipi di frutti secchi sono più facili e ciò, ovviamente, è un fattore che incide positivamente sulla qualità del prodotto quando viene acquistato e sulla sua reperibilità in tutti i mesi dell’anno. Solitamente la frutta disidratata viene utilizzata come ingrediente per arricchire macedonie e insalate, o anche per farcire torte e dolci al cucchiaio.

Le preparazioni in cucina, dunque, sono numerose e non è raro imbattersi in ricette gustose che vedono protagonisti i vari tipi di frutta disidratata.

L’uva sultanina, per esempio, è fra le più utilizzate per arricchire piatti dolci, come biscotti e plum cake, ma anche per dare un tocco originale, per esempio, ai peperoni ripieni o al pollo e al rollé di vitello. I golosi bocconcini di albicocca, ananas o kiwi, poi, ben si prestano a essere accompagnati da una dolcissima fonduta al cioccolato, dessert invernale ma intramontabile. Per rendere l’idea più sfiziosa si possono creare degli spiedini con la frutta disidratata e intingerli man mano nella golosa crema di cioccolato.

Le banane e i frutti rossi come fragole e ciliegie, invece, accompagnano perfettamente i cereali e il latte, magari per cominciare la giornata con una colazione salutare e molto energetica.

Il prezzo dei vari frutti secchi al supermercato è, ovviamente, superiore a quello della frutta fresca, al punto che spesso si abbandona l’idea di preparare delle ricette che li richiedano come ingredienti principali. In realtà, si può scegliere di disidratare la frutta in casa, perché si tratta di una pratica molto semplice.

Innanzitutto, è necessario che la frutta sia al punto giusto, non troppo acerba né già eccessivamente matura. La mela, il kiwi o l’arancia, tanto per dirne alcuni, vanno tagliati se possibile a fettine molto sottili e cotti a vapore per due o tre minuti in modo da eliminare gli enzimi che, solitamente, li fanno deperire.

Si può scegliere di essiccare in forno, a circa 50 gradi per almeno 4 ore fino a un massimo di 12, o semplicemente al sole, a una temperatura di 30 gradi con poco vento o umidità. Nel secondo caso, durante la notte sarà bene coprire la frutta con un panno asciutto ed esporla al sole due giorni per lato.

Infine, è importante conservare la frutta essiccata in barattoli di vetro con chiusura ermetica e avere cura di consumarli al massimo entro un anno dalla preparazione.