Aumenta la criticità dell’impianto nucleare di Fukushima, il gruppo di reattori gravemente danneggiato a seguito dello tsunami dello scorso 11 marzo. Solo ieri è emersa la complicità della TEPCO, la società che gestisce l’impianto, nell’aver consapevolmente utilizzato una struttura non idonea per quasi 40 anni. Oggi, invece, le notizie si fanno sempre meno confortanti: pare che nei dintorni della centrale sia iniziata la contaminazione con il plutonio.

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È sempre TEPCO a renderlo noto: in campioni di terreno di Fukushima, sarebbero state rinvenute dosi non previste della sostanza radioattiva. Un simile rilevamento potrebbe dipendere quasi esclusivamente da un difetto nel sistema di contenimento della centrale, forse del reattore numero 3.

Il plutonio, un elemento estremamente cancerogeno, è una delle sostanze più tossiche presenti in natura: dannoso per ossa, fegato e organi interni, la sua inalazione è responsabile di un aumento vertiginoso del rischio di tumore ai polmoni.

Si tratta certamente di una notizia scioccante, che si aggiunge ai già tristi dati provenienti dal sol levante: solo nei pressi del reattore numero 2, la radioattività avrebbe raggiunto i 1.000 millisievert/ora, ben quattro volte superiore al limite massimo che si ritiene assimilabile dall’uomo in un intero anno. Il dubbio, ora, è che la radioattività sia penetrata anche nelle falde acquifere.

Le operazioni di contenimento continuano senza sosta, anche se risulta difficile stabilirne gli effetti. Le notizie provenienti dalle istituzioni giapponesi sono frammentarie, pare però che in alcuni reattori sia iniziata la fusione parziale del nocciolo. Non è dato sapere quali saranno le conseguenze di questo incidente a livello internazionale: al momento la nube radioattiva ha raggiunto l’Europa e l’Italia, ma le radiazioni, dato il lungo percorso fra i venti, sono a livelli infinitesimali. Non vi sono rischi, perciò, per la salute degli abitanti del vecchio continente.