I livelli di radiazioni, pari a 4 microSievert l’ora rilevati in un parco giochi di Fukushima e 2,8 μSv/h in un santuario di Koriyama sono troppo alti, costituendo un rischio elevatissimo per gli abitanti che occupano le zone prossime al sito occupato dalla centrale nucleare colpita dal forte terremoto e dal conseguente tsunami che si è abbattuto sul Giappone lo scorso 11 marzo.

A effettuare il monitoraggio delle aree sono state due squadre formate da esperti in radiazioni dell’organizzazione ambientalista Greenpeace che ha così sostenuto l’annuncio del governo nipponico di voler estendere l’area evacuata nei giorni successivi al disastro a 30 chilometri dalla centrale nucleare e di sgomberare in tempi brevi, si parla di circa un mese, la città di Namie, il villaggio di Litate e parte della cittadina di Minamisoma.

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Secondo uno studio dell’Università di Kyoto, l’80% del materiale radioattivo rilevato nel suolo sarebbe Cesio che è in grado di rimanere nell’ambiente addirittura per anni, quando già bastano alcune settimane di presenza nella zona per essere sottoposti alla dose massima di radiazioni sopportabili in un anno senza danni per la salute.

“Il governo deve fornire alle persone consigli chiari su come proteggersi dai rischi di contaminazione e deve iniziare a prendere misure concrete, dichiarando ufficialmente la zona sotto lo stato di protezione”.

Così ha sottolineato alla stampa Janichi Sato, direttore esecutivo del ramo nipponico di Greenpace, anche alla luce degli altissimi livelli di radiazioni ben oltre i limiti consentiti trovati nelle verdure dei campi alla periferia di Fukushima e nelle città di Minamisoma e Koriyama trovate sui banchi di un supermercato di Fukushima pronte per la vendita.