Sale nuovamente il livello di allarme nella centrale di Fukushima dove, secondo gli ultimi aggiornamenti, è cominciata la fuoriuscita parziale di plutonio radioattivo. L’impianto danneggiato durante il sisma in Giappone, infatti, non riesce a contenere il plutonio che, di questo passo, contaminerà il suolo e le aree circostanti.

I livelli di radiazioni nell’aria e nell’acqua sono già di molto superiori ai limiti massimi consentiti e la situazione continua a sfuggire di mano ai tecnici che cercano di limitare i danni. Sono tutti all’opera per tentare di rimuovere l’acqua contaminata ma, al momento, la sorgente della perdita è ancora sconosciuta.

Galleria di immagini: L'Italia frena sul nucleare

La popolazione che vive nelle zone adiacenti al disastro nucleare, soprattutto donne incinte e bambini, stanno tentando di allontanarsi il più possibile dall’area fortemente contaminata, mettendo a rischio l’ordine pubblico sulle strade e negli ospedali. Proprio per questo, infatti, sono stati allestiti provvisori reparti di maternità negli edifici pubblici, per dare assistenza alle future mamme.

La situazione oltreoceano è ovviamente migliore, anche se si parla già di contaminazioni negli USA, ma soprattutto in Europa, a partire dalla Gran Bretagna, dalla Svizzera e dalla Germania. Si parla di oltre 5 mila miglia di distanza dall’emergenza nucleare della centrale giapponese di Fukushima che, però, non sono bastati a contenere la dispersione di particelle radioattive.

La Health Protection Agency, infatti, ha rilevato nei pressi di Oxford e Glasgow livelli troppo elevati di iodio radioattivo ma non ha rinunciato a rassicurare i cittadini sulla questione. Il dottor Michael Clark, della HPA, ha dichiarato:

“I livelli di radioattività sono riconducibili a Fukushima ma sono molto bassi. Sono stati rilevati in stazioni di monitoraggio presenti nel Regno Unito, tra cui Chilton, Oxfordshire, e Glasgow, in Scozia. Queste stesse tracce sono state trovate anche in Svizzera, Germania, Islanda e negli Stati Uniti. Tuttavia, la quantità di particelle dannose respirate è molto piccola e non raggiunge certo la dose annuale di radiazioni consentita.”

Le informazioni divulgate rischiano, ovviamente, di generare situazioni isolate di panico fra i cittadini, ma l’HPA ci tiene a sottolineare che la decisione di rendere pubblici i risultati dei rilevamenti non è stata influenzata da nessun tipo di pressione politica.

Anche l’Italia è colpita dal fenomeno delle radiazioni nipponiche, in particolare dalla dispersione di iodio 131, responsabile del tumore alla tiroide. Tracce di questo elemento sarebbero state trovate in Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Umbria, ma le autorità sanitarie assicurano l’assenza di rischi per la salute.