Arriva dalla Francia un grido d’allarme per tutta l’Europa: verdura e latte delle nostre nazioni sarebbero già da giorni contaminati con lo Iodio 131, un isotopo radioattivo potenzialmente dannoso per la salute rilasciato dal disastro nucleare di Fukushima. A segnalarlo è l’ONG CRIIRAD e lo conferma l’Istituto Francese per la Protezione Radiologica e la Sicurezza Nucleare. Ma, anziché far partire misure di contenimento, nel nostro Paese scatta la polemica.

L’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, dal 12 marzo controlla il livello di radioattività dell’aria e del suolo alla ricerca di Iodio 131 e Cesio 137, sottolineando come i livelli di radioattività rilevati in Italia non sarebbero dannosi per la salute. Ma i francesi rispondono che, in base alla Direttiva Euratom del 1996, non è possibile stabilire la non pericolosità dei livelli rilevati in Europa, perché qualsiasi contaminazione superiore ai 10 microsievert l’anno comporta comunque pronte strategie di contenimento. In effetti, in condizioni normali non dovrebbero esserci tracce di Iodio 131 e Cesio 137 né nell’aria né al suolo, la loro presenza è perciò di per sé preoccupante.

Galleria di immagini: L'Italia frena sul nucleare

Ora, secondo le ricerche d’oltralpe, non sarebbe semplice stabilire in che modo si raggiungerebbero i 10 microsievert. I bambini, in particolare, si è ipotizzato possano superare la soglia in due settimane, perché particolarmente sensibili anche ad esposizione minime di questi elementi radioattivi. Per questo i francesi hanno consigliato a donne incinte e bambini di non mangiare verdure a foglia larga, dove è più facile si depositino iodio e cesio, e di non bere latte.

Non è ancora dato sapere se, effettivamente, questo allarme sia fondato e valido anche sullo Stivale, almeno secondo i parametri delle nostre istituzioni. L’unica certezza è quella di ritrovarsi di fronte a un déjà vu che non può che rimandare la memoria al disastro nucleare del 1986. Proprio ieri si è affermato che Fukushima è ormai come Chernobyl, con effetti però incerti perché la fuga radioattiva si sta protraendo da giorni, senza una reale sosta. E, così anche nel 1986, sono proprio verdura e latte i primi alimenti a farne le spese.