Il disastro della centrale nucleare di Fukushima Daiichi ha al “60% una natura umana”. Questo è l’accusa che emerge del Wall Street Journal che, dalle proprie pagine, lancia un j’accuse contro TEPCO, la compagnia elettrica giapponese che possiede, tra le altre, anche la centrale nucleare più colpita dal sisma dei giorni scorsi.

Secondo Akiera Omoto, ex executive della società e ora membro della Commissione nipponica per l’energia atomica:

“Hanno fallito la risposta iniziale. È come se Tepco fosse caduta e avesse perso una moneta da 100 yen mentre cercava di raccoglierne un’altra da 10 yen.

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Sono stati quindi gli interessi economici a ritardare fino alla tarda serata del 12 marzo le operazioni di messa in sicurezza, mirate soprattutto a salvaguardare l’utilizzo futuro della centrale, impossibile quando per il raffreddamento dei reattori viene utilizzata acqua esterna, in particolare salata come quella di mare utilizzata durante l’emergenza.

Non è tutto. Secondo quanto sostenuto da Kazuma Yokota, ispettore dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese, l’impianto elettrico dell’intero complesso della centrale nucleare sarebbe stato spento a distanza di soli 15 minuti dalla prima scossa, per evitare che venisse compromesso durante lo scontro con le onde create dallo tsunami.

Sembrano dunque lacrime di coccodrillo quelle di Akio Komori, numero uno di Tepco che ha presentato al pubblico le proprie scuse apparendo fortemente commosso e provato a causa dei danni procurati dalle fughe radioattive, anche alla luce dell’attuale emergenza alimentare, della centrale nucleare di Fukushima.