Full Metal Jacket compie venticinque anni. Il capolavoro di Stanley Kubrick sulla guerra del Vietnam fa ancora parlare di sé, dimostrando di essere un film sempre attuale.

Full Metal Jacket è una delle opere più conosciute di Stanley Kubrick, probabilmente per via del genere, che risulta facile da codificare. Tuttavia, il regista ha creato un film stratificato, denso, in realtà molto complesso sia a livello di contenuti che di forme.

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Il film è diviso nettamente in due parti. La prima è quella del feroce addestramento del sergente Hartman: è questa l’ora più conosciuta e più ricordata del film, quella che ha creato il mito – le canzoni del sergente, gli insulti ai ragazzi, le punizioni. La parte termina in maniera tragica, problematica, con la follia e il suicidio di “Palla di Lardo”.

La seconda parte del film ci porta in Vietnam, l’ora meno ricordata e più complessa del lungometraggio. È a questo punto che Kubrick esprime il suo pensiero sulla guerra, contaminando il film con diversi registri. La tragicità degli eventi di guerra viene spezzata dall’ironia di alcune scene e dall’uso della colonna sonora: famose sono Surfin’ Bird, divertente canzone dei Trashmen violentemente lanciata durante un’operazione militare, e la Marcia di Mickey Mouse cantata in coro dai soldati alla fine di una battaglia, tra fuoco e paesaggi desolati.

Apparenti contraddizioni che trovano sfogo nell’elmetto del soldato Joker (Matthew Modine), su cui appare la scritta “Born To Kill” accanto a una spilla con il simbolo della pace. Su questo binomio tipicamente umano, violenza e bontà, si gioca tutto il film di Kubrick, che indaga in modo viscerale le cause per cui l’uomo fa la guerra e, allo stesso tempo, solidarizza.

Per i venticinque anni del capolavoro di Kubrick è stato prodotto un blu-ray ricco di contenuti extra: i commenti degli attori, il commento del regista e un documentario su Kubrick girato grazie al materiale di scena fornito dalla moglie.

Fonte: Collider