Fumale fa male alla salute e rappresenta una delle prime cause di morte nel mondo: non danneggia solo cuore e polmoni come molti credono, ma anche il cervello, la memoria e la capacità di apprendimento. Il fumo è infatti collegato al declino cognitivo precoce quindi potrebbe anche aumentare il rischio di Alzheimer.

È quanto emerge dai risultati di una recente ricerca condotta da Alex Dregan del King’s College di Londra e pubblicata sulla rivista Age and Ageing, dove gli esperti hanno studiato gli effetti sul cervello dei fattori di rischio cardiovascolare – quali pressione alta, fumo, obesità e via dicendo – trovando un notevole legame tra fumo e declino cognitivo. Questo risultato va a confermare precedenti indagini che avevano già legato, appunto, questi due fattori.

Per lo studio sono stati coinvolti 8.700 adulti dell’età di 50 anni le cui funzioni cognitive sono state più volte misurate con svariati test, e i cui risultati sono stati incrociati con informazioni sullo stile di vita del campione. In pratica, chi di loro fumava e aveva una pressione alta aveva ottenuto una performance ridotta ai test delle funzioni cognitive.

Il consumo delle sigarette andrebbe pertanto a compromettere memoria, concentrazione, capacità di apprendimento, fluidità del linguaggio e altre capacità del cervello; è sempre più evidente come sia necessario smettere di fumare, anche perché spiegano gli esperti che risultati di questo genere mostrano come il fumo vada ad accelerare il declino cognitivo ancora più di quanto fa l’ipertensione. Spiega Alex Dregan, infatti, che:

“il declino cognitivo diventa sempre più comune con il passare dell’età e in un numero sempre maggiore di persone interferisce con le attività quotidiane e con il benessere. Abbiamo identificato una serie di fattori di rischio che potrebbero essere associati con un declino cognitivo più rapido, tutti potenzialmente modificabili. Dobbiamo rendere le persone consapevoli della necessità di apportare alcuni cambiamenti nello stile di vita a causa del rischio di declino cognitivo”.

Fonte: BBC.