Le si chiama Charlie Wilcox, ha vent’anni e ha dato alla luce una splendida bimba, Lilly, venuta al mondo dopo nove mesi veramente atipici, durante i quali la sua giovane mamma ha fumato qualcosa come 3500 sigarette dall’inizio della gravidanza fino al parto.

Ignoranza sulle conseguenze? Immaturità e incoscienza? Niente di tutto questo, infatti Charlie ha deciso a priori di fumare in modo costante durante la sua gestazione con uno scopo ben preciso: partorire una bimba più forte.

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Convinta della carenza di prove scientifiche che testino eventuali danni del fumo in gravidanza, questa giovane mamma ha voluto portare avanti una sua teoria personale secondo la quale la carenza di ossigeno può stimolare il feto a lavorare e faticare di più per respirare, fortificando il suo piccolo corpo.

“È stato un mio diritto e non credo che a Lilly facesse male. Dov’è la prova che fa male? Penso che se avessi rinunciato subito lo stress sarebbe stato ancora più dannoso per il bambino”.

A farle cambiare idea non sono bastate le varie raccomandazioni dei medici, che nel corso delle ecografie verificavano un tasso di monossido di carbonio molto superiore al livello standard di sicurezza.

La bimba non è nata sottoppeso, né con difficoltà respiratorie o altre patologie, tanto da far convincere Charlie della correttezza di questo comportamento assolutamente sconsigliato in gravidanza. I possibili danni, come abbiamo visto in varie occasioni, sono molteplici.

Recentemente uno studio ha messo in evidenza la possibilità che fumare in gravidanza possa predisporre la prole al vizio, e una seconda ricerca ha invece focalizzato l’attenzione sul fumo passivo respirato dalla futura mamma, che potrebbe provocare molti danni al feto e facilitare problematiche come la mortalità fetale, un basso peso alla nascita, un parto prematuro e altre gravi anomalie congenite quali la palatoschisi, piede torto e problemi cardiaci.