Negli ultimi anni, grazie alle ricerche sul DNA, si sono fatte grandi scoperte sulla predisposizione genetica di un individuo a particolari tipi di malattie. L’ultima scoperta ha come oggetto il fumare, o meglio capire se esiste o meno una predisposizione genetica su questo comportamento.

Fumatori non si diventa, ma si nasce. In sintesi, è quello che hanno scoperto i ricercatori del “Tabacco and Genitics Consortium”, costituito da 19 gruppi internazionali di ricerca, di cui l’Italia fa parte grazie all’operato di Diego Ardissino e del suo team ATVB, Arterosclerosi Trombosi e Biologia Vascolare.

Confrontando il Dna di 140 mila soggetti, tra fumatori e non, si è scoperto che il cromosoma 11 determina la decisione di accendere la prima sigaretta; i cromosomi 15 e 10 influenzano il numero di sigarette al giorno e infine al cromosoma 9 è legata la decisione di smettere di fumare.

C’è da dire che al momento non si conosce ancora la funzione delle varianti genetiche nei cromosomi 11, 15-10 e 9 dei fumatori. L’unico dato certo, come precisa Diego Ardissino:

È che le varianti genetiche sul cromosoma 15 sono localizzate in una regione che contiene i geni dei recettori della nicotina precedentemente associati alla dipendenza da questa sostanza e al cancro del polmone.

Da precisare che questa scoperta non deve essere vista dai fumatori come un scusa, un modo per deresponsabilizzarsi e continuare a fumare, perché è bene ricordare ogni anno più di 80 mila decessi in Italia sono legati al fumo.

Vi è da aggiungere infine, come anticipato qualche giorno fa, come siano proprio le donne a essere maggiormente vittima del vizio del fumo.