Fumare in gravidanza non è correlato in maniera diretta ai disturbi dell’autismo nei bambini. A decretarlo è uno studio condotto sulla popolazione in Svezia e pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders.

Finora si è sempre ipotizzato che l’esposizione del feto al fumo di tabacco durante la gravidanza potesse incidere sul rischio di autismo, ma gli studiosi che hanno condotto la ricerca affermano di non averne trovato alcuna prova scientifica.

Il team di studiosi ha esaminato i dati raccolti nei registri nazionali svedesi e regionali di 3.958 bambini con disturbi dello spettro autistico, insieme a un altro gruppo di 38.983 bambini nati nello stesso periodo ma senza essere affetti dalla patologia in esame.

I risultati hanno rivelato che non esiste una correlazione diretta tra il fumo in gravidanza e l’insorgere della malattia. Potrebbe essere piuttosto l’esposizione a vari agenti chimici nell’ambiente durante la gravidanza e l’infanzia a essere considerata come un possibile fattore che contribuisce allo sviluppo di disturbi dello spettro autistico.

I ricercatori aggiungono che possono esserci altre concause tipo fattori demografici e sociali come il reddito e il tasso di occupazione. Una malattia, l’autismo, che purtroppo è in aumento nel nostro paese; i casi in Italia sono infatti passati da una diagnosi su 1500-2000 bambini di venti anni fa a un’ogni 200.

Ma se anche il fumo durante la gravidanza viene assolto dall’essere responsabile della sindrome autistica, ci sono molti altri motivi per cui smettere è più che necessario. I rischi a cui si va incontro sono infatti quello di esporre il feto a sostanze chimiche dannose quali la nicotina e il monossido di carbonio che possono ridurre la quantità di ossigeno che il bambino riceve dall’utero.

I neonati figli di donne che fumano sono infatti molto spesso sottopeso o prematuri con tutte le conseguenze spiacevoli a cui si può andare incontro. Un altro studio recente ha evidenziato che fumare durante la gravidanza può aumentare il rischio dell’insorgere di disturbi nello sviluppo neurologico nel bambino tra i 3 mesi e i 2 anni.

Inoltre le donne che continuano a fumare nei nove mesi di gravidanza espongono per prime loro stesse a vari rischi come l’improvviso distacco della placenta, placenta previa o addirittura la nascita di un feto morto.

Senza parlare di tutte le patologie a cui può andare incontro chiunque fumi, anche se non in gravidanza, come quelle a carico dell’apparato respiratorio, asma, bronchiti e polmonite. Ecco perché smettere di fumare è necessario per proteggere sé stessi e i propri figli.