Che la nicotina crei dipendenza non è di certo una novità, ma negli ultimi anni è stato notato che chi non riesce proprio a farne a meno sono in particolar modo le fumatrici donne. Dati scientifici infatti confermano che in Italia i decessi causati da patologie inerenti al fumo sono 90 mila ogni anno, di cui un terzo legate ai tumori.

Un individuo fumatore da sempre ha il 50% di probabilità in più di ammalarsi e morire a causa del fumo, e la percentuale più elevata riguarda ovviamente il sesso femminile. Ma per quale motivo la nostra dipendenza dal fumo è così radicata?

A spiegarci il motivo, che egli stesso definisce “ragione bizzarra” e “meccanismo complesso“, è il professor Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, che collega il fenomeno alla posizione sociale.

Nonostante campagne di sensibilizzazione, le donne non solo non riescono a smettere, ma superano gli uomini per consumo. Incominciano prestissimo, a 11, 12 anni. Ci siamo chiesti perché, e abbiamo scoperto che se per le femmine il fumo è sinonimo di potere, per i maschi è una valvola di sfogo. Da almeno dieci anni le donne hanno cominciato a fumare pesantemente. Per loro conta di più l’affermazione sociale che la salute. È come se stessimo assistendo a un suicidio collettivo

Per comprendere meglio le parole di Veronesi, bisogna immaginare due piramidi, una per il sesso maschile e l’altra per quello femminile. Alle basi delle due piramidi sono posizionati i maggiori fumatori dei due sessi. Nella piramide sociale rosa troviamo le donne in carriera, con famiglia e responsabilità. All’opposto, alla base della piramide sociale maschile sono presenti gli uomini di rango sociale inferiore, con mille pensieri, lavori umili e difficoltà ad arrivare a fine mese. Le campagne sociali contro il fumo quindi, fanno sapere gli esperti, cambieranno messaggio, e porranno al centro dell’attenzione le giovanissime, facendo riflettere le donne più mature sulla salute delle più piccole.