In occasione della Festa della Donna è stata inaugurata alla Triennale di Milano una mostra fotografica dal titolo Quanto ti vuoi bene?

A presentarla sono stati futuro@lfemminile, il progetto di responsabilità sociale di Microsoft e Acer, e il Comune di Milano in collaborazione con la fotografa australiana Jacqui James.

All’iniziativa hanno collaborato anche Dove e la Fondazione Movimento Bambino che ha seguito l’approccio scientifico e psicologico per il questionario online.

Galleria di immagini: Quanto ti vuoi bene?

L’idea nasce dal un sondaggio lanciato su MSN e rivolto alle giovanissime nella fascia pre-adolescenziale dai 9 ai 16 anni, il quale poneva la classica domanda del “quanto ti vuoi bene?”. Le giovani hanno risposto in massa e sono pervenute più di 3.200 risposte, accuratamente lette e selezionate.

Dai risultati è emerso che le ragazze amano parlare di sé, adorano confidarsi e interagire. Per questo motivo il mondo della tecnologia è il luogo a cui si rivolgono con più frequenza e costanza. I social network, la tecnologia quotidiana fatta di cellulari, lettori mp3, computer, sono per loro cibo di facile assimilazione. Un luogo dove relazionarsi con più facilità e immediatezza, proprio in funzione della voglia di parlare e confidarsi per un confronto diretto.

I fatti di quotidiana brutalità che inondano la cronaca televisiva non le spaventano, perché sono in grado di autoregolarsi. Sanno quali limiti è bene non superare, cosa è lecito o non è lecito fare; quali siti è meglio non affrontare, e questa linearità deriva proprio dal fatto che per loro il linguaggio della comunicazione tecnologica è consuetudine e di facile approccio. Sfogliare un album fotografico sul computer, ascoltare la musica con l’iPod, scrivere una lettera e spedirla via mail sono per loro gesti normali.

Spazi e mondi ancora oscuri per i loro genitori incapaci di seguire, nel modo corretto, il flusso e il movimento di informazioni e il linguaggio stesso che caratterizza l’habitat dei loro figli pre-adolescenti. Per questo è importante che i genitori affianchino e non soffochino i figli, li ascoltino senza imporre limiti se non quelli strettamente educativi, perché ciò che si aspettano i ragazzi è qualcuno che abbia voglia di ascoltare realmente i loro bisogni e dubbi.

In questo percorso di avvicinamento tra due mondi così diversi è importante, in particolare per le ragazzine, che i ruoli madre/figlia/amica non si confondano ma rimangano invariati. È proprio in questa fase della vita che l’autostima delle future donne si forma, e ricevere input sbagliati e competitivi complica l’equilibrio emotivo delle più giovani. L’interazione con quella che è definita la Generazione Rosa (madre, sorella, nonna, amica) è di vitale importanza, perché un messaggio sbagliato comprometterebbe la socializzazione futura della giovane. L’aver scelto Dove come partner dell’iniziativa serve proprio a delimitare nel modo corretto il reale significato di bellezza e corpo delle donne, molto spesso confuso e distorto dai mass media e dalla moda.

Dal sondaggio sono state selezionate una serie di giovani dai 9 ai 16 anni che, previa autorizzazione dei genitori, hanno posato in modo informale e naturale per l’obiettivo di Jacqui James, lei stessa madre di un’adolescente quindi inserita perfettamente nel contesto del progetto. Ognuna di loro ha interagito con semplicità e gioia, partecipando serenamente al progetto senza imbarazzi o ansie. Da questo percorso itinerante è emerso che le giovanissime amano la famiglia, gli amici, gli animali, prediligono il trucco semplice che le aiuta a sentirsi a proprio agio, la natura e sentirsi valutate positivamente. Nell’età che va dai 9 ai 12 anni il rapporto con il corpo è sereno, ognuna di loro sa di essere bella; tutto si complica nella fase tra i 13 e i 16 anni quando il corpo muta, cresce e il rapporto con il peso, il cibo e i vestiti cambia radicalmente.

Questo è il momento, il passaggio, dove i genitori, e in particolare la madre posta come modello, devono viaggiare accanto alle future donne predisponendosi all’ascolto e all’interazione. La famiglia si deve rendere disponibile ad imparare quello che è il linguaggio giovanile per comprendere le sfumature dell’emotività delle adolescenti, oltre a dimostrare l’amore e l’affetto sia a parole che tramite il linguaggio non verbale. Questo è l’attimo dove ascoltare, più che imporre, sedersi a tavola e capire realmente ciò che le nostre figlie ci comunicano senza per forza consigliare, serve a formare, crescere serenamente le donne di domani.

La mostra è aperta dal 9 al 27 marzo 2011 alla Triennale di Milano, in Viale Alemagna 6.