Secondo un gruppo di 19 deputati del Pdl, capitanati da Gabriella Carlucci, molti libri di testo usati nelle scuole italiane sarebbero di stampo “comunista” e avrebbero anche la colpa di “gettare fango su Silvio Berlusconi“. Una linea di pensiero sostenuta anche dal ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini.

Il ministro dell’Istruzione infatti ci tiene a sottolineare come:

Galleria di immagini: Mariastella Gelmini

“Quello dei libri di testo è un tema che ricorre spesso, io penso che, in generale, nei libri di testo non debba entrare la politica ma una visione oggettiva dei fatti e soprattutto degli eventi storici. Credo che si dovrebbero evitare letture interessate di parte e cercare di consentire ai ragazzi di esercitare la propria formazione su libri di testo che siano indipendenti e rispettosi della veridicità storica degli accadimenti. […] Non posso disconoscere il fatto che, per esempio, alcune questioni come quella delle Foibe, molti libri di testo non la trattino o venga relegata a poche righe. Addirittura in alcuni libri anche tutto il Risorgimento è trattato per sommi capi. Credo che ci debba essere anche una proporzionalità e un’adeguata trattazione anche sulla base dell’importanza del fatto storico”.

La Carlucci chiede dunque che sia aperta una Commissione Parlamentare di inchiesta riguardo all’imparzialità dei libri di testo scolastici. La proposta di rivedere il programma dei testi, bandendo quei libri giudicati troppo di parte e che secondo lei hanno la funzione di “plagiare le giovani generazioni a fini elettorali”, sarà dunque presa in considerazione dalla Gelmini:

“La valuteremo, poi il Parlamento è sovrano. La commissione Cultura e Istruzione tratterà questo tema.”

Il progetto di legge è già stato depositato alla Camera dai membri del Pdl il 18 febbraio scorso, scatenando le proteste da parte dell’Unione Studenti così come dell’opposizione, con Vittoria Franco del Pd che sostiene:

“L’onorevole Carlucci non sa che esiste il principio, sancito dalla Costituzione, della libertà di insegnamento, nel quale rientra anche l’autonomia nella scelta dei libri di testo? Di analoga libertà, fino a prova contraria, godono gli editori nel pubblicare i volumi. È chiaro che questo ennesimo tentativo liberticida della commissione d’inchiesta rientra nei ripetuti attacchi alla scuola pubblica sferrati da Berlusconi e dalla Gelmini con dichiarazioni anche recenti. […] Vorrebbe una scuola pubblica di regime, completamente asservita al potere del governo, in cui si lavori contro la capacità critica delle nuove generazioni. Sulla commissione d’inchiesta ci sarebbe da sorridere se la situazione della scuola italiana non fosse così grave proprio a causa delle politiche di tagli di questo governo.”