Negli Stati Uniti spopola grazie al best seller “Facebook for Parents”. Ora anche in Italia il fenomeno dei genitori-spia sta diventando di massa. Figli adolescenti che passano ore navigando in Internet, e mamme e papà che passano ore a inventarsi profili per spiarli.

Il fenomeno della presenza mascherata dei genitori sul social network è talmente rilevante che oggi “Repubblica” pubblica un interessante viaggio tra psicologi e agenzie investigative per descrivere una nuova ossessione del controllo.

D’altra parte, la questione è nota: i genitori sono intimoriti dal Web, dalle sue insidie, ma nello stesso tempo attratti dall’idea che grazie a essa possono scoprire molte più cose sui loro figli di quanto non ne sanno cercando di parlare con loro.

Così, si moltiplicano le azioni di vero e proprio hackeraggio degli adulti verso i minori, in una paradossale competizione con altri adulti, potenziali stalker, che occupano la Rete per adescare minori. Per evitare il peggio, ci sono molti progetti di educazione alla Rete promossi nelle scuole, ma nessuno ha ancora pensato a un’educazione per i genitori.

Perché se è vero che mamma e papà hanno il dovere di preoccuparsi dei loro figli, intrufolarsi con profili inventati o addirittuta imposessandosi delle password per leggere email e chat private è una violazione molto grave della loro privacy e soprattutto della loro dignità.

Qual è il giusto equilibrio? Possiamo elencare alcuni suggerimenti.

1. Imparare dai figli

Invece di cercare faticosamente di capire di nascosto questi strumenti online, perché non approfittarne per chiedere ai figli di farveli conoscere? Apprenderete le tecniche di un mondo a voi poco noto e passerete del tempo coi figli.

2. Spiegare cosa non si dovrebbe pubblicare

Le nuove generazioni hanno un senso molto indebolito di privacy, e tendono a mettere informazioni sensibili sulla loro vita. Invece di cancellarle ex-post tramite operazioni costose di hackeraggio pagando dei professionisti, non sarebbe meglio spiegare ai figli per quale ragione non è intelligente dire continuamente a degli sconosciuti dove si andrà, per quanto tempo, con chi, e magari pubblicare immagini compromettenti per fantomatici “amici” mai visti di persona?

3. Usare il nome reale

Invece di mascherarvi dietro finti nickname, entrate nel social coi vostri nomi e chiedete l’amicizia ai figli, e agli amici dei vostri figli. La trasparenza, e la possibilità di selezionare i contenuti, vi permetterà di entrare in contatto senza essere vissuti come intrusi. E magari, proprio perché i giovani non si preoccupano di censurarsi online, scoprirete cose interessanti su di loro, col loro permesso.

Fonte: La Repubblica