Un’esistenza senza preoccupazioni: il sogno di tutte le mamme, ma è anche un bene per i figli? Sembra proprio di no, almeno stando alle più recenti teorie dei terapisti, alle prese con ragazzi difficili e adulti insicuri.

Lori Gottlieb, terapista e anche madre, ha lanciato un appello sull’Atlantic Review, scrivendo un lunghissimo articolo dal titolo aggressivo (“Come spedire vostro figlio dal terapista”), in cui mette in allarme riguardo ai rischi del cosiddetto “over-parenting”, un eccesso di genitorialità che sconfina nell’intrusione.

La domanda che si pone l’autrice riassume anni di osservazione, di lavoro, ma la voglia di scrivere l’articolo le è venuta da un’osservazione banale, riscontrabile anche in Italia: il numero incredibile di libri su come essere genitori perfetti e allevare i figli secondo le più strampalate tecniche.

Il risultato è una mamma ansiogena che produce figli ansiosi e insicuri. Nonostante da almeno vent’anni tutti i pedagogisti raccomandino di porsi come fine quello di essere un genitore abbastanza buono, senza esagerare con obiettivi di performance, manco si fosse a un concorso.

Potrebbe essere che per proteggere i nostri ragazzi dall’infelicità, li stiamo privando della felicità da adulti? Questa è la domanda che si pone l’autrice. La risposta è sì (altrimenti non avrebbe lanciato un allarme) e queste sono le ragioni:

“Se volete che i vostri bambini siano resistenti e funzionali alla vita quotidiana, hanno bisogno sperimentare la sfida, la lotta e qualche delusione lungo la strada. Prepariamo il figlio alla strada, non la strada per il figlio.”

In un’intervista durante il seguitissimo Today show, la Gottlieb ha anche raccontato di aver raccolto molte interviste fatte ai genitori, scoprendo come ben pochi fra loro, anche quelli che mantengono un’educazione rigida, comprendono quanto sia importante lasciare che i figli sbaglino.

Così si arriva al paradosso per cui alcuni genitori, pensano che ci sia grande differenza tra educazione rigida ed educazione morbida, tra poco affetto e molto affetto, tra chi li mette sotto una campagna di vetro e chi vuole decidere tutto per loro senza discussioni, quando invece il punto centrale sta altrove: nella capacità di lasciarli fallire.