Una decisione del tribunale dei minori di Trieste introduce un concetto che si sta facendo largo nella nuova era della mediazione familiare: invece di assegnare la casa a uno dei genitori separati, l’ha destinata alla figlia di 4 anni.

Quando i genitori non sono sposati civilmente ma conviventi, sono i tribunali dei minori e non quelli ordinari a occuparsi di questi casi – uno degli effetti indesiderati del non aver ancora pensato a leggi per il riconoscimento delle coppie di fatto – e il giudice ha interpretato la sensibilità di questo tribunale per la tutela dei più indifesi.

In questa causa molto aspra di separazione tra genitori conviventi, il tribunale presieduto da Paolo Sceusa ha predisposto una formula completamente diversa dalla solita triste routine dell’affido mono-genitoriale con orari prestabiliti per l’altro, e il figlio sballottato tra due abitazioni. No, stavolta saranno i genitori a ruotare attorno alla casa dove la bambina è sempre vissuta, alternandosi ogni lunedì di settimana in settimana.

Essendo stata affidata a entrambi, sarà anche più facile occuparsi ciascuno al 50 per cento del mantenimento attraverso le normali pratiche quotidiane (mettendo fine così a potenziali discussioni su contributi economici in cambio di permessi e visite):

«La minore viene affidata in modo condiviso a entrambi i genitori i quali, limitatamente alle decisioni di ordinaria amministrazione e al tempo in cui la figlia è con ciascuno di essi, eserciteranno la potestà separatamente.»

La mediazione familiare fatta da un tribunale dei minori non è certo una sentenza che fa giurisdizione, ma accenna a uno stile che – stanti le condizioni economiche sufficienti per sostenerlo – è più rispettoso della salute psicologica dei bambini.

Fonte: Corriere