L’alluvione che nei giorni scorsi ha colpito con violenza inaudita la città di Genova è stata più volte definita “imprevedibile”. In particolare le autorità, i sindaci e gli amministratori locali sembrano aver preferito l’ipotesi di un disastro non annunciato, inevitabile e ciclico, non imputabile quindi a nessuno in particolare.

Eppure sembra che un colpevole dell’alluvione, per quanto non umano, ci sia: si tratterebbe del ponte ferroviario che stritola il torrente Bisagno sotto alla stazione Brignole, poche centinaia di metri dopo la foce del rio Fereggiano. È proprio lì, nel punto che divide Genova Levante da Genova Ponente, che già nel 1970 un’enorme quantità d’acqua esondò provocando l’allagamento della città e decine di morti.

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La stessa cosa sarebbe successa anche il 4 novembre scorso, quando l’immensa portata d’acqua della piena, giunta al “tappo” formato dal ponte ferroviario, ha creato un muro d’acqua che ha impedito al rio Fereggiano di sfogare la propria furia, costringendolo a uscire dagli argini e a inondare la strada, uccidendo cinque persone.

Questa è la ricostruzione eseguita da Alfonso Bellini, il geologo a cui la Procura ha chiesto di dare una spiegazione tecnica al disastro dell’alluvione genovese. È stata infatti aperta un’inchiesta volta a chiarire che cosa sia esattamente successo e soprattutto se vi siano responsabilità particolari degli amministratori o degli addetti ai lavori pubblici.

Secondo Bellini il ponte della stazione Brignole sarebbe ”un’eterna spada di Damocle che pende sulle nostre teste”, un “tappo killer” pronto a far esplodere il fiume in occasione di una qualsiasi piena più significativa del solito.

Fonte: Corriere della Sera