Affascinante e affabile, entriamo nella suite del Carlton Hotel di Cannes e George Clooney ci accoglie nella stanza con un gran sorriso.

Quando scopre che siamo italiani sfoggia un brillante accento e ci chiede se abbiamo incontrato la sua security fuori. Un signore alto e nerboruto, di Napoli, che crede che tutto quello che è stato inventato al mondo, provenga originariamente dal nostro paese. “Avete presente il vino francese? È italiano in realtà! E questo cellulare? Anche! Lo abbiamo inventato noi!scherza il cinquantacinquenne che non stenteremmo a credere potrebbe diventare anche il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

Galleria di immagini: Festival di Cannes 2016, le foto dal red carpet

Inizia così la nostra intervista a George Clooney, domandandogli della pellicola “Money Monster – L’altra faccia del denaro”, con cui è sbarcato al Festival di Cannes.

Il film parla di manipolazione dell’informazione, come vede la campagna elettorale americana in questo momento?

La televisione di per sé sta morendo e i network americani stanno tutti cercando di sopravvivere. Le persone vengono licenziate, e poi arriva un uomo, Donald Trump, e basta fare il suo nome e tutte le persone si sintonizzano, perché dice un sacco di stronzate. Questo, certo, fa bene ai numeri, il problema è che sta diventando inarrestabile, e incontenibile“.

Tornando alla genesi del film invece, com’è stato lavorare con Julia Roberts in Money Monster, che parla del rapporto fra lo showman di un programma che dà consigli su come investire i propri risparmi, la regista dello show e un uomo, che ha perso tutto, ed è in cerca di vendetta in diretta televisiva?

“È stato un procedimento organico coinvolgere Julia nel progetto. Lei era perfetta. Ci ha aiutato anche a modificare molti aspetti del personaggio per rendere tutto più organico”.

Il tuo personaggio è complesso, che cosa hai amato di più di lui?

“Il fatto che Julia Roberts gli parlasse all’orecchio!”.

Non è la prima volta che sei coinvolto in un film che parla dei media, anche se in maniera molto diversa. Pensi che sia uno dei temi caldi dei nostri giorni?

“Il problema è che i giornali non si basano più sui fatti, riportano i fatti dei tabloid senza nemmeno verificarli. E io dico così perchè sono cresciuto in un mondo in cui se sbagliavi una cosa perdevi il posto. E i miei amici che sono giornalisti ora odiano questo nuovo sistema, tu sei una giornalista, lo capisci questo quanto sia frustrante”.

Il modo migliore per sensibilizzare il pubblico dunque?

“Non con un film forse, ma un bel servizio tv con fonti solide e documentate. Quello è efficace. Forse non arrivi ad un grande pubblico, ma non lo raggiungi neanche con la verità, anche nel caso di Spotlight, un film ben fatto, che ha sensibilizzato il pubblico anche dopo la vittoria agli Oscars come miglior film. Ma era comunque finzione, pur basandosi su fatti realmente accaduti, non la realtà”.