Amato, “paparazzato”, discusso, più volte premiato. È l’affascinante George Clooney, ormai ospite fisso di giornaletti, festival e cerimonie varie. Dal 6 novembre Clooney sarà nelle sale cinematografiche con la commedia “L’uomo che fissa le capre”, diretta da Grant Heslov, con Ewan McGregor, Jeff Bridges e Kevin Spacey.

Il film è una trasposizione cinematografica dell’omonimo libro del giornalista Jon Ronson. Aldilà dello stupore per il fatto che la trama di questo film si basi su fatti reali, non è ben chiaro se tale commedia sia una satira feroce o semplice intrattenimento banale.

Si parla della guerra in Iraq, durante l’amministrazione Bush. Qui l’esercito americano viene rappresentato in modo poco edificante. Bisogna scappare dal fuoco amico, la guerra psicologica si basa su cocktail di LSD e alcol, il tutto si riduce a giovani che volevano essere degli hippy ma che si ritrovano in divisa non si sa di preciso dove.

Non va meglio ad altri eserciti. Il motto dell’esercito francese è “noi ci arrendiamo”, così recita il protagonista. Probabilmente il governo francese si offenderà a sentire certe affermazioni, dato che ancora contano morti in Iraq e non si sono mai dimostrati dei codardi in guerra.

All’Italia non è andata meglio. L’Italia viene nominata solo in una battuta, quando si fa riferimento alle Brigate Rosse che avrebbero catturato un agente della Cia. L’errore è geografico, si parla di un paese in provincia di Verona che si chiamerebbe Dolce, e invece l’unico esistente è Dolcè. Inoltre perché l’Italia deve essere sempre fotografata o per la mafia o per le Brigate Rosse?

Un’altra stortura risulta essere che il bel George Clooney, guerriero Jedi, continua a chiedere scusa agli iracheni per le azioni americane: prima a un prigioniero iracheno rapito da qualche banda locale, poi ad altri prigionieri catturati dagli americani.

Quello che risulta poco chiaro è se l’intenzione del regista fosse di criticare la guerra americana in Iraq o fare semplicemente ridere con gag, spesso scontate e mai esilaranti.