Mentre il mondo è catturato dalle immagini delle nozze reali tra William e Kate, in Libia prosegue la guerra.

Il dittatore libico non cessa le azioni violente nei confronti della popolazione, tanto da impedire l’attracco di navi estere giunte in soccorso e costringere Emergency a lasciare l’ospedale di Misurata. Come si legge da un comunicato sul sito la guerra è alle porte dell’ospedale e rende difficili tutte le operazioni di soccorso, trasformando in bersagli i medici stessi e tutto il personale.

Galleria di immagini: Gheddafi minaccia l'Italia

Il rais, rifugiatosi in un bunker segreto, è costretto all’angolo dall’intervento militare di USA e Francia. Ora si dichiara pronto a collaborare e trattare, si offre per un cessate il fuoco non unilaterale, e lo fa tramite un discorso di 80 minuti in diretta TV.

Ma le sue parole prendono un piega amara e minacciosa quando fa riferimento all’intervento dell’Italia sul suolo libico. Gheddafi attacca apertamente l’Italia e l’amico Silvio Berlusconi:

“Porteremo la guerra in Italia, lo vuole il popolo libico. Il mio amico Berlusconi ha commesso un crimine. Noi non li abbiamo attaccati né abbiamo sconfinato. Perché ci stanno attaccando? Trattiamo, siamo pronti a parlare con i Paesi che ci attaccano. Trattiamo.”

Le parole si fanno sempre più dure e il dittatore invoca il sostegno della popolazione, sostituendo e mescolando le sue decisioni alle reali necessità di chi ne reclama le dimissioni. Gheddafi prosegue con le sue invettive contro il nostro paese:

“Tra noi e l’Italia è guerra aperta. Il governo italiano oggi attua la stessa politica fascista e coloniale dei tempi dell’occupazione. l’Italia ha ucciso i nostri figli nel 1911, all’epoca della colonizzazione, e ora lo fa di nuovo nel 2011. È stato un errore che non si sarebbe ripetuto, ora sta facendo lo stesso errore. Con rammarico prendiamo atto che l’amicizia tra i due popoli è persa e che i rapporti economici e finanziari sono stati distrutti. Mi sono rattristato quando ho sentito oggi i figli del popolo libico nei loro discorsi minacciare di trasferire la guerra in Italia. Ma hanno ragione in quel che dicono e io non posso porre un veto sulle decisione dei libici che vogliono difendere la loro vita e la loro terra e trasferire la battaglia nei territori nemici. Avete commesso un crimine, l’ha commesso il mio amico Berlusconi, l’ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, né tanto meno la democrazia. Solo l’amico popolo italiano vuole la pace.”

Il Presidente Berlusconi ora si trova a far fronte a una nuova preoccupante emergenza, senza il sostegno della Lega sin da subito contraria all’intervento del nostro paese nel conflitto libico. Azione bellica decisa il giorno della Liberazione, che contrasterebbe con l’articolo 11 della nostra Costituzione e con un’altissima percentuale di italiani.

La reale necessità di agire sul suolo libico, da parte di tutti i paesi dell’Alleanza Atlantica, è riconducibile a interessi legati all’egemonia petrolifera locale e agli affari economici avviati in tutti questi anni. In Siria si sta svolgendo una guerra altrettanto sanguinaria e crudele, ma nessun intervento è previsto da parte degli alleati.

Una cosa è certa, si riaffacciano alla memoria gli spettri del DC-9 Itavia e la terribile Strage di Ustica, ancora senza una vera risoluzione.