“Ghost in the Shell” con Scarlett Johansson, diretto da Rupert Sanders, è in sala dal 30 marzo, disponibile in versione 3d e Imax.  Dalla sua pubblicazione nel 1989, il manga originale di Masamune Shirow ha subito conquistato un vasto numero di appassionati in tutto il mondo, tra cui registi come Steven Spielberg, James Cameron e i fratelli Wachowski. Il suo franchise vanta già due film divenuti pietre miliari del genere anime, due serie tv oltre a romanzi e videogiochi. Nel corso di tre decenni, la popolarità di “Ghost in the Shell” non ha fatto che aumentare, grazie ai temi toccati diventati sempre più pertinenti e attuali.

È una parabola sui pericoli della tecnologia. Solleva questioni filosofiche interessanti legate ad un ambiente futuristico, ma che sono altrettanto rilevanti per il mondo contemporaneo. Esplora ciò che ci definisce come individui, la nostra storia messa a confronto con le nostre azioni. E riesce a fare tutto questo, nell’ambito di un grande film d’azione molto travolgente“, ha spiegato il produttore Avi Arad.

Ho iniziato a pensare all’esperienza unica che vive il mio personaggio. Lei ha un cervello umano, ma il corpo di una macchina. “Una volta che si inizia a definire l’aspetto del personaggio, con una parte del cervello che sembra comandare, e il corpo che segue, questo influenza tutto: il suo modo di camminare, di combattere, il suo stare in piedi, le decisioni che prende e quello che fa, anche con la sua parte meccanica“, ha detto Scarlett Johansson alla première di New York.

Il film di fantascienza è stato girato a Wellington, in Nuova Zelanda, con riprese aggiuntive ad Hong Kong e Shanghai. I costumi sono stati ideati da Kurt e Bart, pluripremiato team che ha realizzato diversi film celebri, come “The Hunger Games: Il canto della rivolta”  e “Dallas Buyers Club”.

Ghost in the Shell con Scarlett Johansson: la trama del film

Ambientato nella società di un futuro non troppo lontano in cui il confine tra uomo e tecnologia è sempre più labile, “Ghost in the Shell” racconta la storia del Maggiore (Scarlett Johansson), il primo essere con corazza cibernetica e cervello umano: un’arma quasi indistruttibile creata allo scopo di fermare i crimini più efferati. Il terrorismo, però, raggiunge un nuovo livello, capace come è di penetrare nelle menti delle persone e controllarle. Il Maggiore e la Sezione 9 di cui fa parte sembrerebbero i più qualificati per contrastarlo, se non fosse che il passato è in agguato, pronto a tornare.

Galleria di immagini: Ghost in the Shell con Scarlett Johansson, foto

Ghost in the Shell con Scarlett Johansson: la recensione del film

È bellissima, atletica e combattiva, dura senza mai perdere la tenerezza il Maggiore interpretato da Scarlett Johansson, capace di regalare al suo personaggio sfumature non scontate che fanno del film di Sanders un prodotto godibile, anche se lontano dal capolavoro portato sullo schermo nel ’95 da Mamoru Oshii. Accanto a lei, un cast tutto in parte e mai banale, tra i lati positivi della pellicola accanto alle azzeccate ambientazioni, sul solco del già visto ma sempre di atmosfera.

Con la grande domanda su cosa definisca un essere umano e il grande dubbio riguardo a quale sia il limite che la scienza non dovrebbe valicare aveva fatto meglio la trilogia di “Matrix”, che da “Ghost in the Shell” è pure ispirato, tuttavia questa versione hollywoodiana ha il merito di non sbagliare i tempi, non inciampare in dialoghi inutili e regalare allo spettatore un’ora e 45 minuti di puro svago ben confezionato.

Ghost in the Shell con Scarlett Johansson: le differenze con l’anime di Mamoru Oshii

  • Sempre interessante indagare sulle differenze tra il film e l’originale anime. Oltre che dalle versioni manga e anime di “Ghost in the Shell”, il regista e lo scenografo, Jan Roelfs, per le ambientazioni hanno tratto ispirazione da una vasta gamma di fonti, tra cui i film di Stanley Kubrick e un tipo di design fine anni ’80 e primi anni ’90.
  • La protagonista dell’anime originale non aveva i tratti occidentali di Scarlett Johansson, tanto che la scelta dell’attrice americana è stata da più parti accusata di whitewashing (una pratica in voga nell’industria cinematografica, in cui un attore bianco ottiene il ruolo di un personaggio storicamente di un’altra etnia col fine di renderlo più appetibile al grande pubblico). Lo stesso Mamoru Oshii, autore dell’anime originale, ne ha però preso le difese. “Dove sarebbe il problema? Il Maggiore è un cyborg che assume una certe forma fisica. Il nome Motoko Kusanagi e il suo corpo non rappresentano il suo vero nome e il suo corpo, perciò non è scritto da nessuna parte che debba essere un’attrice asiatica a interpretarla. Al cinema John Wayne può interpretare Genghis Khan, mentre Omar Sharif, un arabo, può interpretare il dottor Zivago, uno slavo. Sono convenzioni cinematografiche. Se non è permesso, allora neanche Darth Vader dovrebbe parlare inglese“, ha dichiarato Mamoru Oshii in un’intervista con IGN.
  • Il film diretto da Rupert Sanders si dilunga in spiegazioni sul passato del Maggiore che nell’anime del ’95 erano assenti, rendendo la versione live action più facile da capire anche per chi non ha dimestichezza con tematiche filosofiche.