Dopo il divieto francese di indossare il burqa nei luoghi pubblici, ecco il sì di Giandranco Fini e di altri esponenti della politica italiana su una legge anti burqa in Italia.

In occasione della presentazione del Libro di Marco Angelelli “Benvenuto nuovo cittadino italiano – Guida alla Costituzione per cittadini stranieri”, Fini ha commentato la decisione di Nicolas Sarkozy, definendo il divieto qualcosa di “giusto, opportuno e doveroso“.

Fini si pone a favore di un intervento del genere anche in Italia

in ragione al valore contenuto nella nostra Costituzione relativo alla dignità della donna che non può essere sottoposta a violenze o a comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge.

Quali sono le posizioni degli altri politici? Marco Reguzzoni, della Lega Nord, ha annunciato che il Carroccio presenterà un disegno di legge identico a quello francese. La posizione di Reguzzoni è chiara:

Costringere una ragazza a celare il proprio volto è una pratica che non fa parte della cultura e dei valori dell’Unione Europea.

Anche il PDL sembra favorevole all’iniziativa: molti sono dell’idea che un divieto del genere non sarebbe tanto scandaloso, visto che esiste già una legge che vieta ai cittadini di indossare caschi o indumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico.

Di posizioni meno estreme è invece Barbara Pollastrini del PD:

Io sono per una legislazione che preveda alcuni divieti relativi agli spazi pubblici, come le scuole, ma che tenga aperto il principio di dialogo e libertà religiosa.

La questione è sicuramente spinosa, come ha fatto intendere Vittoria Franco del PD. Il rischio di fraintendimenti è alto: bisogna porsi sulla giusta prospettiva, ovvero la difesa delle donne e non la difesa dall’Islam.

Per molti, vietare il burqa non porterà all’uguaglianza per le donne, anzi non si farà che marginalizzare le donne che lo portano. Il rischio è che esse vengano segregate in casa e questo le renderà ancora più sottomesse all’uomo. Infine, non bisogna dimenticare che la libertà di esprimere la propria religione e la libertà di coscienza sono diritti fondamentali.