La lettera che Gianna Nannini ha voluto scrivere alla bimba che aspetta ci ha colpiti tutti, piena d’amore e di gioia per il lieto evento, preceduto da alcuni episodi non certo felici. Ma c’è chi avanza un dubbio, interrogandosi sul motivo che ha spinto la cantante a dare consigli ai genitori, mostrandosi forse un po’ troppo esperta in materia.

Leggiamo sulla pagina spettacoli di Il Giornale, infatti, una sorta di rimprovero verso Gianna, rea di essersi messa in cattedra cercando di istruire gli altri su come si diventa bravi genitori. E chi genitore lo è già, sa bene che non esiste un manuale, non ci sono norme o direttive da seguire, ma solo istinto da accompagnare, ne tantomeno una patente che la Nannini dice di possedere.

Per mettere al mondo un figlio bisognerebbe prendere almeno la patente. Io la patente l’ho presa, perché negli anni ho imparato a vivere e ad amare. E ho imparato che prima di metterli al mondo, i figli, bisognerebbe fare un esame che tenga in considerazione il rispetto della vita altrui e della libertà… Perché chi crede che sia un diritto, e non un dovere, finisce per indottrinare i propri figli, anziché educarli…

Certo l’esperienza di una donna che diventa mamma a 54 anni merita di essere ascoltata, ma nessuno ha il diritto di sindacare sulla maternità o paternità altrui. Questo è il concetto espresso nell’articolo, che sta destando molto interesse.

Da piccoli si è in balia di genitori che spesso, trovando tanto difficile capire che cosa vuole un bambino, rinunciano a capire e decidono da soli che cosa è giusto per lui, e “sporcano” così la sua possibilità di vivere.

Ecco un altro passaggio della lettera a Penelope che non è piaciuto, perché è una frase che in realtà non aiuta nessuno. Ma anche noi ci chiediamo se questa necessità di Gianna di elargire consigli nasca proprio da tutte le critiche che ha dovuto subire in questi mesi.