Non sono rassicuranti le notizie provenienti dal Giappone: l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima, responsabile qualche giorno fa della fuoriuscita di vapori radioattivi, potrebbe aver causato una grave contaminazione degli alimenti sul territorio nipponico.

Qualche giorno fa si era parlato della radioattività rilevata su spinaci e latte prodotti nelle zone adiacenti alla centrale nucleare. Le autorità locali avevano invitato alla cautela, sottolineando tuttavia come i livelli di tossicità rilevati non fossero tali da compromettere la salute.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità, tuttavia, è apparsa decisamente più severa sulla questione. Il portavoce Peter Cordingley ha dichiarato una certa preoccupazione per gli avvenimenti di Fukushima, sottolineando come la contaminazione può essere avvenuta ben oltre i confini di 20 km dal reattore, come precedentemente ipotizzato.

Forse anche foraggiata da controlli poco severi, pare che la distribuzione di alimenti radioattivi abbia superato le zone colpite dall’impatto nucleare, raggiungendo altre aree estranee del Giappone. E la paura è che alcuni di questi cibi siano finiti addirittura nelle consegne pensate per l’esportazione. Su questo ultimo fattore, però, l’OMS dichiara come non vi siano indicazioni sufficienti a provare il superamento dei confini nazionali per gli alimenti radioattivi.

La radioattività, tuttavia, ha raggiunto gli acquedotti di Tokio, località a ben 250 chilometri dai reattori incriminati. L’acqua dei rubinetti della capitale nipponica non sarebbe sicura, perché presenterebbe una concentrazione di elementi nocivi più alta della soglia stabilita per legge.

Nel frattempo nessuna novità positiva arriva dal raffreddamento di Fukushima. Un’altra fumata bianca si è sollevata dal reattore numero 3, probabilmente causata dall’elevatissima pressione generata dal calore e dai vapori del nucleo. Gli esperti, tuttavia, rimangono ottimisti sulle possibilità di riuscita della delicata missione di messa in sicurezza dell’impianto.