Negli ultimi giorni le autorità nipponiche avevano cercato di rassicurare la popolazione autoctona e il resto del mondo sulla sicurezza delle centrali nucleari: nonostante i disastri causati da terremoto e tsunami, Fukushima non sarebbe mai diventata una nuova Cernobyl. Da questa mattina, tuttavia, si rincorrono voci contrastanti e la tragedia nucleare appare decisamente probabile.

Il capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), Yukiya Amano, ha ammesso che la situazione di Fukushima sia davvero grave, tanto che il livello di pericolosità è stato elevato a 5 su una scala massima di 6, quella del temibile incidente in Ucraina. A questo, si aggiunga come l’acqua di raffreddamento negli impianti nipponici sarebbe scesa a quota zero, rendendo quindi il rischio fusione davvero imminente.

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Notizie poco rassicuranti arrivano anche dal mondo scientifico: TgCom ha infatti intervistato Ezio Puppin, docente di fisica al Politecnico di Milano e presidente del Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze fisiche della materia, in merito alle possibili conseguenze del dramma di Fukushima. E, a quanto emerge, una nuova Cernobyl non sarebbe affatto da escludere.

“Spero di no ma non si può escludere. In Urss la situazione era particolare: senza fondi e la gestione veniva effettuata in qualche modo. Qui siamo in Giappone, paese dell’eccellenza tecnologica, eppure siamo davanti a un problema che rischia di avere lo stesso epilogo. Sono successi due eventi terribili concatenati che hanno generato questa situazione di emergenza”.

L’esperto spiega come le esplosioni di questi giorni siano causate dalle temperature troppo elevate delle centrali. Venendo a mancare un sistema adeguato di raffreddamento, le barre nucleari si surriscalderebbero troppo generando un vero effetto a “pentola a pressione“. A Fukushima, infatti, non abbiamo visti incendi, bensì nubi di vapore radioattivo. Il rischio, perciò, è che il troppo calore, dell’entità di migliaia di gradi, sciolga letteralmente il nucleo, generando quegli esiti catastrofici che abbiamo imparato a conoscere 20 anni fa. Un’ipotesi che non può essere affatto esclusa, dato che ogni azione di ripristino del circolo dell’acqua nel reattore sembra fallire, dall’utilizzo di acqua di mare fino all’irrorazione via elicottero.