Continua l’emergenza nucleare nipponica alla centrale di Fukushima dove, secondo indiscrezioni non confermate, in tutti i reattori sarebbe iniziata una parziale fusione del nucleo. Le speranze di ripristinare la normale temperatura tramite l’irrorazione di acqua marina si sono ormai perse nell’inefficacia della procedura e, per questo, le autorità paiono intenzionate a giocarsi l’ultimo asso nella manica: il cemento.

Così come avvenuto a Cernobyl, la centrale di Fukushima potrebbe essere isolata dall’esterno con una spessa colata di cemento, un vero e proprio sarcofago a proteggerne il contenuto radioattivo. I reattori coinvolti dalla parziale fusione, tuttavia, dovranno prima essere stabilizzati, anche se il mondo scientifico al momento non ha trovato una soluzione idonea a questo scopo.

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La stabilizzazione del nucleo avverrebbe in circa tre settimane, il prerequisito è però il raffreddamento delle barre radioattive affinché non vengano emessi vapori nocivi o, peggio, si instauri una reazione a catena di esplosioni del tutto simili, se non più funeste, di quelle che negli anni ’80 coinvolsero la centrale Ucraina.

Tra le varie questioni ancora irrisolte non vi sarebbe solo l’approvvigionamento di acqua, ma anche la quantità da immettere all’interno dei reattori. Così come spiega Emilio Santoro dell’Enea, il liquido non deve essere troppo abbondante per evitare la formazione di vapori potenzialmente esplosivi, tuttavia non può essere mantenuto nemmeno il livello normale, perché altrimenti il nucleo non si raffredderebbe. Considerato come nemmeno gli elicotteri siano riusciti a portare acqua alla centrale, si tratta di una vera corsa contro il tempo: la fusione completa potrebbe avvenire nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore.